Bce: Draghi allunga il Qe, acquisti bond fino a marzo 2017

Taglia quelli su depositi a -0,30%. Draghi, escludo Qe sia finanziamento monetario Italia

La Bce rilancia la sua lotta alla deflazione strisciante dell'Eurozona, con un pacchetto di 5 misure fra cui il taglio del tasso sui depositi e un'estensione degli acquisti di debito. Ma non è il 'QE2' su cui puntavano molti dopo che Mario Draghi aveva fatto salire le aspettative: le borse europee cadono pesantemente e bruciano 250 miliardi e l'euro balza del 3% come non accadeva dal 2009, arrivando a superare 1,09 dollari fra prese di profitto e delusione. Lo spread Btp-Bund che chiude sopra i 97 punti.

L'Fmi però apprezza: le decisioni dell'Eurotower aiutano a "centrare l'obiettivo della stabilita' dei prezzi", dice il portavoce Gerry Rice. Due gli architravi della nuova offensiva della Bce di fronte a un'inflazione anemica (0,1% a novembre) che ha spinto i tecnici di Francoforte a tagliare a 1,6% la previsione d'inflazione al 2017, ben lontana dall'obiettivo del quasi 2% che si sperava fosse centrato alla fine d'anno. Da una parte il quantitative easing, gli acquisti di debito per creare moneta, anziché esaurirsi a settembre 2016 continueranno fino a marzo 2017 "e oltre, se necessario", precisa Draghi, finché l'inflazione non tornerà nei binari. Agli 1.140 miliardi iniziali il Qe ne aggiunge almeno altri 360.

Dall'altra il tasso sulla liquidità che le banche parcheggiano alla Bce scende da -0,2% a -0,3%. Un ulteriore disincentivo per spingere invece le banche a fare credito, una spinta al ribasso dell'euro, e un meccanismo che consente di comprare più bond dei Paesi, come la Germania, i cui rendimenti dei titoli a breve ormai sono sotto il tasso sui depositi, che è la soglia sotto la quale la Bce non può comprare. Va letta in questo senso anche la decisione di comprare debito degli enti locali. Infine, per evitare che l'espansione del bilancio della Bce faccia marcia indietro quando i titoli comprati inizieranno a scadere, fra poco più di un anno, la Bce reinvestirà il capitale a scadenza "oltre marzo 2017", spiega il presidente dell'Eurotower. "Siamo pronti e in grado di agire" di fronte ai rischi per l'inflazione, risponde Draghi a chi gli chiede se non sia poco. "Senza le nostre misure avremmo mezzo punto d'inflazione in meno l'anno prossimo", quando la Bce prevede un +1%. Ma oltre all'euro che fa pesantemente marcia indietro dopo il forte calo delle ultime settimane, anche le borse rispondono con forti vendite.

Fra gli investitori, c'è la delusione per chi - erano la maggioranza - si aspettava un colpo d'ala agli acquisti mensili di debito oltre gli attuali 60 miliardi, che avrebbe incarnato quell'accelerazione cui Draghi aveva fatto pensare quando, a fine novembre, aveva promesso di fare "tutto quello che dobbiamo" per riportare l'inflazione in linea. Molti puntavano su un 'Qe2' da 500 miliardi. C'è poi la consapevolezza che il presidente della Bce abbia in qualche modo le mani legate dall'opposizione nel board, capitanata dalla Bundesbank di Jens Weidmann, ad azioni più decise: il via libera alle misure di oggi è stato "non unanime, ma con una maggioranza molto ampia a suo favore", ha spiegato Draghi. "Non era necessario" un ulteriore potenziamento del QE, ha chiosato Weidmann in serata. Molto nei prossimi mesi dipenderà dai prezzi petroliferi, dallo scenario geopolitico e dalla nuova variabile data dall'impatto del terrorismo in Europa: non lo conosciamo, ammette Draghi. Ma a limitare l'azione della Bce, dando qualche sostegno allo scetticismo della Bundesbank, è anche la ripresa che continua, anche se lenta, i il credito che è ripartito. E per il momento Draghi, che con il "whatever it takes" aveva impersonato agli occhi di molti la figura prodigiosa di un banchiere centrale che sa stupire i mercati, deve accontentarsi di un compromesso.

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