Tfr, da marzo anche in busta paga. Per imprese è flop

Confesercenti, scelto da 6 su 10, nodo fisco. Ma atteso ancora un decreto attuativo

Via libera da marzo al Tfr in busta paga, ma per le imprese è già un flop. E manca, anche se sarebbe in arrivo a breve, il decreto che dà tutte le istruzioni su come praticare nel concreto l'opzione. Poi i lavoratori dipendenti del settore privato, circa 12-13 milioni, che ne fanno richiesta potranno, se lavorano nello stesso posto da almeno sei mesi, richiedere la quota del trattamento di fine rapporto che spetta loro direttamente nello stipendio, ogni mese anziché tutta insieme. Ad aprire a questa possibilità, introdotta per ora in via sperimentale fino a metà del 2018, è stata la Legge di Stabilità, tuttavia c'è già chi denuncia una scarsa adesione.
    Gli ultimi dati sono quelli della Confesercenti, secondo cui in base a un sondaggio con Swg, ad oggi ne hanno fatto richiesta appena 6 lavoratori su 100, e solo un altro 11% vorrebbe farlo entro l'anno. La stragrande maggioranza (l'83%) lo lascerà invece accumulare nell'impresa in cui lavora, come avvenuto finora. Secondo Confesercenti un quarto di quelli che hanno deciso di avere il Tfr su base mensile, "utilizzeranno la liquidità aggiuntiva soprattutto per saldare debiti pregressi", mentre "solo il 19% lo impiegherà per acquisti di vario genere". Quindi la spinta a favore dei consumi sarebbe depotenziata. Tra le principali ragioni della mancata adesione c'è il desiderio di non erodere il 'tesoretto' da riscuotere a fine carriera, opzione indicata dal 58% di chi lo manterrà in azienda. Inoltre, fa notare sempre l'organizzazione delle Pmi, c'è anche "un rilevante 30% che dichiara di non avere approfittato dell'opzione per via dell'eccesso di fisco: il Tfr, se percepito in busta paga, viene infatti tassato con aliquota ordinaria, e non ridotta come quando viene preso alla fine del rapporto di lavoro". Oltretutto, ricorda Confesercenti, "incide negativamente" sulla determinazione "dell'Isee (questione dirimente soprattutto per le fasce di reddito più deboli)". A proposito giusto qualche giorno fa la Uil aveva calcolato come l'anticipo del Tfr in busta paga avrebbe comportato una perdita, tra tasse in più e sgravi in meno, fino a 330 euro per un reddito medio di 23.000. Accolgono la novità con scetticismo quindi sia le imprese che i sindacati. Un'adesione contenuta era stata anche rilevata da Confcommercio, che aveva condotto un'indagine a caldo (a novembre), limitando al 20% la quota di lavoratori pronti a chiederlo ogni 27 del mese. Anche la Cgil esprime i suoi dubbi, per il segretario confederale Vera Lamonica "le persone che ne usufruiranno saranno poche, proprio perché non è conveniente". Tuttavia la possibilità di 'mensilizzare' il Tfr rimane appesa al decreto attuativo, un dpcm, che regola il meccanismo nel dettaglio, fonti ministeriali fanno sapere che è prossimo all'uscita. Anche perché il cuore del decreto starebbe nell'accordo stretto tra Abi e i ministeri dell'Economia e del Lavoro, per risolvere il problema delle imprese, in particolare quelle piccole, non in grado di anticipare la liquidità.
   

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