S&P, rischi terza recessione Eurozona aumentano

Il capo economista Emea Six: ripresa ha perso slancio, avrebbe un effetto deleterio

 I rischi per l'Eurozona di un triple dip, cioè di una terza recessione, "sono aumentati". Così Jean-Michel Six, capo economista Emea di Standard&Poor's.
    "Avvicinandoci al 2015 dobbiamo riconoscere che la ripresa ha perso molto slancio", ha detto Six, affermando che una terza recessione avrebbe un "effetto deleterio".

''I dati dell'eurozona non sono così incoraggianti - ha spiegato Six -. L'economia ha conosciuto un rimbalzo verso la metà del 2012 e ha raggiunto un picco nel primo trimestre del 2014. Ora la crescita ha perso un po' di slancio e ha rallentato, con tendenze irregolari nei vari paesi''. ''Avvicinandoci al 2015 - ha proseguito - dobbiamo riconoscere che la ripresa ha perso molto slancio e i venti che la spingono sono diventati molto deboli''. Così ''i rischi di un triple dip sono aumentati. Dopo quelle del 2009 del 2011 questa sarebbe la terza recessione ed avrebbe un effetto deleterio dal punto di vista geopolitico''. Nonostante i rischi siano aumentati ''nel nostro scenario base non prevediamo una nuova recessione. I rischi però non vanno sottovalutati''. Secondo Six la possibilità che l'Europa schivi la nuova crisi economica dipenderà dalla ''ripresa degli scambi mondiali'', dalla ''politica monetaria'' della Bce, dall'andamento dei consumi e dagli investimenti delle imprese. ''Le nostre previsioni per il 2015 e il 2016 dicono che eviteremo un nuovo triple dip'' ha aggiunto Six spiegando che però ''per cambiare marcia ed entrare nella corsia veloce'' dopo una crescita stentata che prosegue dal 2008, all'economia e alla politica europea serve una progettazione di lungo termine. Six ha ricordato il progetto della sonda Rosetta: ''Questo è un progetto partito nel 2004 che dopo dieci anni ha dato risultati spettacolari, a cui tutti hanno contribuito e fatto solo da europei, senza aiuti dagli Usa o dalla Russia''. ''Questo è possibile - ha aggiunto - se c'è una visione che si sviluppa, se diciamo che vogliamo essere lì tra dieci anni''. Allo stesso modo per dare respiro all'economia europea, ha concluso, ''servono programmazione su investimenti e infrastrutture, serve una visione''.
   

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