Argentina: sale tensione con gli Usa, avvoltoi 'no pasaran'

Manifesti per strada, 'no ai fondi rapaci'. Ma si studia viaggio a New York

Mercati nervosi e dichiarazioni bellicose, sull'orlo dell'abisso default. Ancora una volta, l'Argentina inciampa sul macigno del debito estero. L'ultimo capitolo dell'infinita ristrutturazione dell'indebitamento si chiama 'fondos buitres', e cioè fondi avvoltoi, gli hedge fund contro i quali Buenos Aires ha dichiarato guerra.

    Riferendosi proprio ai 'buitres', il ministro dell'economia Axel Kicillof ha ribadito che i signori degli investimenti rapaci "no pasaran": Buenos Aires non intende sottomettersi ai loro diktat. E oggi il capo gabinetto della Casa Rosada, Jorge Capitanich, ha assicurato che non ci sono viaggi in programma a New York per trattare con gli hedge. Ma altre fonti dicono il contrario, e cioè che entro qualche giorno una missione cercherà di impostare una trattativa con gli hedge, per chiudere così quella che è una ferita pericolosa sul piano finanziario, e non solo. Anzi, si afferma a Buenos Aires, a presiedere la delegazione potrebbe essere proprio Kicillof.

    Ieri notte, a sorpresa, il ministero dell'economia ha fatto sapere in una secca nota che potrebbe essere impossibilitato a pagare un coupon in scadenza il 30 giugno dopo la sospensione da parte della giustizia Usa di una cautelare grazie alla quale Buenos Aires non pagava gli holdouts.

    La dichiarazione è grave, in quanto non esclude di fatto un default del debito ristrutturato, di quello cioè rientrato faticosamente nell'ambito dei due concambi degli ultimi anni.

    Senza negare la delicatezza della situazione, molti operatori parlano però di "minacce" che potrebbero sfociare in realtà in un primo round di trattative con i rappresentanti degli hedge. Anzi, si dice che sarebbe già pronta la bozza di una proposta per il rimborso di 1,33 miliardi di dollari.

    Per capire il seguito della vicenda bisognerà probabilmente attendere a lunedì (domani in Argentina è festivo). In una Buenos Aires distratta dai mondiali di Messi, la vicenda rimane comunque sotto i riflettori. Da un paio di giorni, per le strade del centro sono apparsi dei cartelloni con l'immagine di avvoltoi all'aria minacciosa, la bandiera Usa sullo sfondo e le scritte 'Basta Buitres'.

    Oltre che economico, questo nuovo capitolo sull'indebitamento ha un risvolto anche politico. Oggi, diversi leader dell'opposizione hanno criticato apertamente l'ultima dichiarazione di Kicillof, nell'ambito dei costanti attacchi al governo di Cristina Fernandez de Kirchner. L'anno prossimo ci sono elezioni e si parla della fine di un lungo ciclo peronista, che verrà probabilmente sostituito da un nuovo presidente sempre peronista, ma di una tendenza diversa al 'kirchnerismo'.
   

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