Kavafis segreto in 'Tutte le poesie'

Per la prima volta escono in Italia in Poesia Donzelli

 KONSTANDINOS P. KAVAFIS, TUTTE LE POESIE A CURA DI PAOLA MARIA MINUCCI (DONZELLI, PP 716, EURO 35,00). Le poesie che pensava di dover conservare "segretamente", i primi versi, i componimenti rifiutati e quelli più antichi, pubblicati su riviste o fatti circolare in foglietti volanti. Si entra nel laboratorio poetico di Konstandinos Kavafis con 'Tutte le poesie' in cui viene presentata per la prima volta nella sua completezza l'opera di uno dei maggiori poeti del Novecento, nella collana Poesia della Donzelli, con testo greco a fronte .
    Grazie al lavoro di Paola Maria Minucci, il lettore italiano potrà conoscere versi nascosti e un intero universo di poesie fino ad oggi mai pubblicate in italiano.
    Se si esclude qualche eccezione, finora Kavafis era conosciuto come l'autore di 154 poesie, di Itaca ("E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso") o di Aspettando i barbari, di quei versi che aveva destinato alla pubblicazione, sottraendoli al continuo lavoro di riscrittura che caratterizzava il suo processo creativo. Alle poesie riconosciute si aggiungono nella raccolta di Donzelli 74 poesie nascoste e 27 poesie tra le prove poetiche più antiche, che aveva poi rifiutato negli anni successivi.
    La lettura di tutta l'opera mette in luce, come sottolinea la Minucci, traduttrice e docente alla Sapienza di Roma, "il lavoro ossessivo su ogni testo, rielaborato per anni, se non per decenni", ma soprattutto offre "un quadro della sua poesia e delle tematiche che l'attraversano decisamente più ricco e dagli orizzonti più aperti".
    "Dalle mie azioni meno evidenti /e dai miei scritti più segreti - /da questi soltanto riusciranno a capirmi" scriveva Kavafis nel 1908 in Segreti.
    Romantico, come nelle prime poesie del decennio 1884-1894 in cui scrive: "Lo specchio non m'inganna, veritiera è l'immagine/, sulla terra non c'e' un'altra così bella", Kavafis ricorre alla storia, alla memoria, al simbolismo, ma è quando lascia che i suoi versi siano attraversati dall'erotismo che raggiunge le vette più alte. Come in 'Torna' del 1912: "Torna spesso e prendimi,/amata sensazione torna e prendimi -/quando si risveglia la memoria del corpo,/e l'antico desiderio penetra nel sangue".
    Queste pagine "sono un tramite, un mezzo per capire meglio ciò che si cela dietro le sue parole, per andare oltre i veri mascheramenti, storici, mitologici e finanche autobiografici.
    Sotto questa luce la sua poesia diventa una grande metafora e l'opera completa una chiave per leggerla" dice la Minucci.
    Nato ad Alessandria d'Egitto nel 1863 da genitori discendenti da antiche famiglie aristocratiche di Costantinopoli, Kavafis che era amico di Giuseppe Ungaretti e che nel 1929 Marinetti, in visita ad Alessandria, volle conoscere, ha stampato la sua prima raccolta - fascicolo di 14 poesie nel 1904 e nel 1907 si è trasferito nella sua casa di via Lepsius 10 ad Alessandria dove ha vissuto per tutta la vita. Morto il 29 aprile del 1933 , nello stesso giorno in cui era nato, la sua opera è rimasta inedita fino al 1935 se si escludono poche poesie pubblicate su una rivista ateniese e i versi fatti circolare su foglietti volanti.
    Poeta del relativo e dell'empirico, come spiega la curatrice della raccolta, è 'Miris'"l'unica delle poesie mature di Kavafis" che "mette a frutto tutte le risorse del suo metodo poetico, risultato di una fusione dell'intuizione storica e di una visione erotica" ."Mi precipitai fuori da quella casa d'incubo,/corsi lontano, prima che il loro cristianesimo/mi rubasse e distruggesse il ricordo di Miris" sono i versi di Kavafis che chiudono la poesia. (ANSA).
   

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