Sheng Keyi, in Cina si pensa solo ai soldi

Scrittrice cinese in Italia con 'Fuga di morte'

SHENG KEYI, FUGA DI MORTE (FAZI, PP 429, EURO 18,50). L'eredità della protesta di Tienanmen e il tabù intorno agli eventi del 1989. Con coraggio si confronta con questi temi la scrittrice Sheng Keyi, una delle voci più interessanti della narrativa cinese contemporanea, in 'Fuga di morte'. Pubblicato da Fazi editore nella traduzione di Eugenia Tizzano, il romanzo, rifiutato in Cina per il suo contenuto controverso, uscito per la prima volta in inglese, mette in scena l'apparizione di un enorme escremento a forma di pagoda sulla piazza principale di Beiping, capitale dello Stato di Dayang. Da qui esplodono gravi tensioni che innescano un movimento di protesta guidato da poeti e intellettuali.
    "Molte cose sono cambiate in Cina da Tienanmen a oggi. E' cambiata la percezione dei valori. L'89 ha portato ad una grande divisione. Molti intellettuali si sono convertiti al commercio per arricchirsi. Non si parla più di ideali, non ci sono più sogni da realizzare. Il successo e i soldi hanno sostituito tutto. Le persone inseguono la ricchezza, il governo vuole alzare il valore del Pil interno" racconta all'ANSA Sheng Keyi che è nata nel 1973 in un remoto villaggio della provincia di Hunan, si è trasferita a Shenzhen nei primi anni Novanta e oggi vive a Pechino.
    "Ci sono stati tantissimi scempi ambientali e sociali. La maggior parte dei fiumi è inquinata. Alcune statistiche indicano la sparizione del 50% dei fiumi in Cina. E anche sul piano morale si peggiora sempre di più. Ci sono abusi sessuali negli asili e nelle scuole in generale, vaccini falsi. I prodotti alimentari sono inquinati. Tutto questo porta sfiducia" dice con rammarico Keyi. E racconta che "la verdura viene messa a bagnomaria con un prodotto chimico e una volta nel frigorifero continua a crescere da sola. Queste sono tutte mie esperienze, cose vere. Tutto ciò ha provocato tantissime forme di tumori in Cina. C'è solo una categoria di persone che riesce ad ottenere prodotti di qualità perchè hanno un orto dedicato e fornitori specializzati. Con l'export non accade, è tutto controllato".
    L'eredità della protesta è per Keyi "dolore, ripensamenti, delusioni ma anche speranza. Nel romanzo ho utilizzato tantissime metafore. Gli escrementi sono una di queste, rappresentano la corruzione della pubblica amministrazione, del governo, che ha provocato la rivolta degli studenti, la stessa cosa di Tienanmen" afferma la scrittrice che è stata tra gli ospiti dell'ultima edizione della fiera degli editori indipendenti 'Più libri più liberi' a Roma.
    In 'Fuga di morte' leader della protesta è Qi Zi che scomparirà in circostanze misteriose. Il suo compagno, il poeta-medico Yuan Mengliu, che non riesce ad accettare la repressione ma neppure ad abbracciare in pieno gli ideali rivoluzionari di Qi Zi, parte alla sua ricerca e si ritoverà in un luogo sperduto, la Valle dei Cigni, un inquietante mondo utopico e totalitario.
    "Quando avevo vent'anni ho conosciuto molti intellettuali degli anni Sessanta. Gli anni Ottanta sono stati il periodo di massima fioritura intellettuale in Cina. Le persone e i ragazzi avevano molti ideali, sogni e sentimenti. Li stimo molto" spiega l'autrice che ha dedicato il romanzo "ai cinesi nati negli anni Sessanta".
    E del rifiuto di 'Fuga di morte' in Cina dice: "A Taiwan ho visto un tipo di fiore di ciliegio che si apre al rovescio, verso il basso. Fiorisce al contrario. Ho pensato che fosse dovuto all'ambiente molto nebbioso. Poi mi hanno spiegato che invece questo fiore cresce proprio così. Ecco, a proposito di censura, ci sono degli intellettuali che si comporterebbero come questi fiori, a prescindere dalle condizioni ambientali. E ci sono invece intellettuali che si comportano in un certo modo perchè ci sono determinate condizioni ambientali. La cosa più importante è l'autore nella sua determinazione e indipendenza" racconta la scrittrice cinese addolorata per la situazione ad Hong Kong. "Quando ero piccola era come se fosse il paradiso.
    Amavamo la sua cultura, l'ambiente, la voglia di libertà. Adesso se apro la tv quello che vedo è il sangue, Hong Kong è diventata l'inferno. Qualcosa di bello è stato distrutto ma spero che si torni in pace e che i cittadini possano vivere come vorrebbero" dice Sheng Keyi. (ANSA).
   

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