La parola ai giurati di Simi

Romanzo su un delitto e sei cittadini chiamati in Corte d'Assise

(di Paolo Petroni) (ANSA) - ROMA, 14 DIC - GIAMPAOLO SIMI, ''I GIORNI DEL GIUDIZIO'' (SELLERIO, pp. 546 - 15,00 euro). Ecco un gruppo di giurati popolari prescelti per estrazione e che si sentono più o meno obbligati a confrontarsi con qualcosa che è loro spesso estraneo, il codice penale e le regole di un processo, a cominciare dal fatto, che ricorda loro il presidente, anzi in questo caso la presidente, ''una sentenza non può essere motivata da un documento o una prova che non abbiamo visto, letto o ascoltato in aula'', aggiungendo che ''l'intimo convincimento è sacrosanto, ma non può prescindere da motivazioni derivanti solo da quanto le parti hanno portato nel processo''. E' la cosiddetta ''verità processuale'' che potrebbe anche essere diversa dalla.... verità dei fatti.
    Quindi, la parola ai giurati, o meglio ecco, raccontati da Giampaolo Simi, i giurati che avranno parola nel giudicare della colpa o dell'innocenza altrui. In un processo che scotta, che li coinvolge anche fuori dell'aula, perché riguarda gente ricca e importante, i Bonarrigo, e tra le mura provinciali di Lucca non si parla d'altro, con due cadaveri rimasti a terra, violentemente trucidati nella loro villa la Falconaia, quello di Esther Bonarrigo e quello del suo presunto amante Jacopo Corti, così che sospetti e indizi si concentrano sulla figura del marito di lei, Daniel Bonarrigo, proprietario di una catena internazionale di piccoli ristoranti a cucina italiana.
    Il racconto quasi corale (e un po' costruito e scritto come pensando a uno sceneggiato tv) vede intrecciarsi indagini e dibattito processuale coi suoi risvolti gialli e vicende personali e private dei giurati che indosseranno la fascia tricolore in Corte d'Assise. Sono sei (guidati dalla presidente e da un giudice a latere) e a ognuno Simi intitola un capitolo, di cui l'intestatario e un po' il perno ma con tutti gli altri che continuano a girargli attorno. C'è Emma ex Miss e spregiudicata proprietaria di una boutique a Viareggio; Serena, cameriera precaria in una grande birreria e in attesa di un principe azzurro, con nonno Anselmo di cui occuparsi; Terenzio, pensionato che ce l'ha con tutto e tutti, col figlio Tommaso che studia da geometra; Malcom esperto del Web, amante di videogames e in più Youtuber di successo, col gatto Ponzio; la bibliotecaria Iris, di buon carattere, femminista e attenta agli altri, atea e materialista; Ahmed, magazziniere di origine marocchina, perso tra i pancali dei giorni precedenti il Natale, tifoso del Barcellona e seguace di rapper volgari che ostentano la loro ricchezza. Insomma un manipolo di persone messe assieme a caso e che pare poco possano amalgamarsi e trovare una qualche unità di vedute. Dal giorno in cui vengono prescelti pian piano sembra che tutto vada degenerando, che di ognuno esca la parte peggiore durante i preliminari e poi l'inizio del processo, dando un ritratto desolante di chi dovrebbe amministrare la giustizia e decidere della vita di un altro, del ricco, importante, adulato, invidiato, odiato Daniel. Ma Simi non è un narratore che punta al colore, al noir fine a se stesso, inquietante a tinte forti, perché non perde di vista che quella piccola corte è un po' lo specchio di una città e, in fondo, di tutto il paese, e allora costruisce ritratti intriganti, mostra interazioni, complicità, seduzioni, interessi e antipatie, portandoci senza colpi di scena eclatanti, ma con un racconto che si sviluppa denso, sino al finale che ci rifiutiamo di dire a sorpresa, ma che che mostra quel po' di ottimismo e fiducia nelle persone che è sempre necessario e spesso vero. (ANSA).
   

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