Fitoussi a Pierantozzi, neolingua eco

 (ANSA) - ROMA, 05 NOV - JEAN-PAUL FITOUSSI, LA NEOLINGUA DELL'ECONOMIA ( a cura di Francesca Pierantozzi, EINAUDI, PAG 273, euro 17,00) - ''Non si tratta soltanto di economia, ma di un'esercitazione per leggere e ripensare l'attualità e il mondo che le gira intorno. Mettere alla prova le nostre convinzioni.
    Si tratta di una riflessione a volte anche intima che non chiede necessariamente di essere d'accordo, ma di essere disponibili. E si tratta infine, tra le righe, di un signore che è bellissimo stare ad ascoltare''. Dopo mille interviste lei lo può dire, Francesca Pierantozzi che ha deciso che le domande fatte a Jean-Paul Fitoussi nelle tante interviste oramai non le bastavano più e così è nato questo libro. Per l'economista invece ''questo libro nasce da una contraddizione: le parole più comuni, di cui credevamo di conoscere alla perfezione il significato, ora ci sfuggono. Quello che credevo essere un problema di elite in realtà è un problema di lingua''. A partire ad esempio dal termine ''populista'', che non lo convince perché sottintende un disprezzo: ''demagogo mi sembra invece il termine più adatto, perché il populismo non caratterizza il popolo ma chi vuole prendere il posto del popolo''.
    Quindi domanda e risposta, come in una vera e propria partita, Francesca e Jean-Paul che procede nell'analisi economico-politica dell'oggi momento caratterizzato dal ''lavaggio del cervello'', ovvero ''la ripetizione che logora le parole, le priva di senso e e credibilità.
    Peggio ancora: convince la gente che la situazione così com'è è normale''.
    In un clima nel quale la politica è possibile, spiega Fitoussi, ma nel quale il lavoro sta finendo. ''Qualsiasi progresso comporta una ristrutturazione del lavoro. E i lavori sicuri, a vita, non torneranno più per quanto si continui a proteggerli''.
    Lo accusano di essere grillino, perché ''è stata creata una trappola semantica per impedire l'esistenza di qualsiasi altro discorso che non fosse quello ortodosso''. Insomma un dialogo sulle mille ''trappole della neolingua'', dove l'economia si intreccia strettamente con la politica, in un mondo che è più ricco che in passato ma nonostante questo perde esponenzialmente diritti tanto da fargli dubitare che la democrazia duri ancora a lungo. Dice Fitoussi. ''Il dogmatismo dottrinale è un pericolo per la democrazia quanto l'estremismo.
    Dobbiamo fare il possibile per evitare di passare dall'uno all'altro. Non è l'Europa il nostro problema, ma il cinismo delle sue politiche''. (ANSA).
   

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