Calcio e razzismo in 20 storie

Castellani e Smulevich, un filo collega odii antichi e recenti

   MASSIMILIANO CASTELLANI, ADAM SMULEVICH, UN CALCIO AL RAZZISMO. 20 LEZIONI CONTRO L'ODIO (GIUNTINA, PP 108, EURO 10) Il rituale sembra essere ormai logoro: ululati razzisti contro giocatori con la pelle nera, insulti antisemiti se si vuole denigrare l'avversario, campagne d'odio sui social network. E, a seguire, le prevedibili condanne con la la sottolineatura che tutto questo "non c'entra con il calcio ed il tifo". E invece, la Storia e le storie di questo libro ce lo insegnano, l'odio razzista e l'intolleranza hanno attraversato la vicenda del calcio, che da questo veleno sembra essere sempre stato contaminato. Un veleno troppo spesso sottovalutato e minimizzato.
    Massimiliano Castellani e Adam Smulevich raccontano in 'Un calcio al razzismo' venti storie tra passato e presente. "C'è infatti un filo che collega i maestri danubiani della Serie A epurati dal regime fascista - scrivono - agli ignobili attacchi rivolti contro campioni di colore come Kalidou Koulibaly e Romelu Lukaku, per citare alcuni casi recenti che hanno colpito l'opinione pubblica. È quello che cerca di spiegare questo libro, in un percorso che spazia da Giorgio Bassani che inseguiva una suggestione calcistica alle colte citazioni di Lilian Thuram, dal ruolo salvifico di questo sport per i reduci dei lager all'abominio di chi ai giorni nostri oltraggia in curva la memoria di Anne Frank o ulula all'indirizzo dell'avversario di turno, gli dà del 'negro' o dello 'zingaro di merda'".
    Il lettore impara quindi che fu una schedina, quella mitica del Totocalcio, il sogno di riscatto del giornalista Massimo Della Pergola quando si trovava in un campo di internamento in Svizzera. E fu un pallone che rotolava nel segno di una "Stella Azzurra" a ridare ad Alberto Mieli, sopravvissuto ad Auschwitz, la forza di restare in vita. Neppure i lager, infatti, riescono a fare a meno del calcio, come racconta Primo Levi in 'I sommersi ed i salvati' descrivendo la grottesca partita tra le SS e i membri del 'Sonderkommando', prigionieri che avevano l'atroce compito di aiutare i carnefici.
    Il calcio non è dunque separato, in nessun modo, dalle tensioni e dai fantasmi della società in cui si gioca. 'Un calcio al razzismo' offre un racconto di consapevolezza: far finta che sia un mondo separato da politica, razzismo ed intolleranza lo mette solo a rischio di autodistruzione. Vedere i pericoli in tempo, e combatterli, offre una speranza di salvezza. (ANSA).
   

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