L'universo lagunare di Molesini

Una bella e potente storia del romanziere veneziano

ANDREA MOLESINI, 'DOVE UN'OMBRA SCONSOLATA MI CERCA' (SELLERIO; pp.282, euro 15). "Il traditore è...". Come un mantra la frase viene ripetuta di volta in volta da vari componenti della banda senza mai svelare il nome. A farlo sarà un proiettile di pistola. E' il momento topico dell'ultimo romanzo di Andrea Molesini, 'Dove un'ombra sconsolata mi cerca', il momento che cambierà la vita del giovane Guido, grande amico della vittima e che trasformerà l'esistenza di quest'ultima in morte.
    Nelle quasi 300 pagine che precedono e seguono lo sparo, c'è la storia di una piccola banda che si arrangia sbarcando il lunario negli ultimi guizzi della seconda Guerra mondiale (e subito dopo), facendo piccolo contrabbando e una sorta di attività partigiana in quell'universo che è la laguna di Venezia, vicina eppure così distante dalla città. Qualcosa che nella bella poesia che apre il libro, Molesini definisce la "mia città-arcipelago, un impasto di eros e di fango, di pietra e d'argilla che in tempi lontani uomini braccati dal destino avverso edificarono nella speranza - vana e ricorrente - d'imbrogliare la morte, e al mistero della tempo e della felicità sono dedicate". La banda di Molesini non è composta di uomini braccati, forse di esseri circondati: una giovane e bella somala, Maria; il nostromo Tobia; la zingara e forse strega Sussurro, una contessa, un maggiore tedesco, Werner, corrotto.
    Una umanità eterogenea e indurita capeggiata dal Comandante, Marc'Aurelio, uomo di raziocinio e coraggio, ufficiale della Regia Marina passato tra i partigiani. Il Comandante nel tempo libero costruisce mappamondi, disegna geografie reali, decreta che gli esseri umani sono "fatti di coscienza", inseguendo un ordine da ricombinare nelle cose. Decisamente il contrario di Elsa, sua moglie, quasi eterea, che decifra il mondo "con il naso e con le orecchie", e che contrasta il marito: "Siamo fatti di tempo". In mezzo tra queste due percezioni opposte c'è il loro figlio, il piccolo Guido il quale, nell'incertezza di scegliere quale orientamento prendere, rimane immobile, godendosi la bellezza della natura e compiendo per conto della banda, insieme con il suo grande amico Scola, piccole missioni come portare messaggi criptati da un'isola all'altra. Nei vari passaggi, si scopre che qualcuno della banda tradisce, i sospetti cadono su Scolo. E' da questo evento che il libro, le cui pagine corrono avanti e indietro nel tempo, improvvisamente da lento, nostalgico, un po' amaro sebbene pieno di sentimenti, si apre e in rapida successione svela misteri e schiude nuovi orizzonti e possibilità, emotive e di cronaca.
    Chi cadrà sotto il colpo letale non è il traditore, ma le leggi della guerra non sono quelle della quotidianità sociale, questo elemento non è importante, perché importante è che ci sia una vittima, in un inusitato equilibrio di valori paralleli.
    Guido assiste all'esecuzione, ed è un po' come se lo sparo uccidesse anche una parte di lui, per sempre.
    D'altronde, è scritto nel libro, tutta la vita è effimera, una illusione: "la cosa che chiediamo alla vita è sentirci importanti".
   

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