Lauricella, Il codice del disonore

Lauricella racconta le donne che sfidano la 'Ndrangheta

 (ANSA) - ROMA, 22 LUG - DINA LAURICELLA, IL CODICE DEL DISONORE. DONNE CHE FANNO TREMARE LA 'NDRANGHETA (Einaudi, pp.168, 17 Euro). Vivono in prigione, pur essendo apparentemente libere, in case in cui vige il controllo assoluto del maschio e che sono teatro di privazioni, botte, stupri, umiliazioni e isolamento. Se alzano la testa per ribellarsi ad attenderle c'è la morte, e allora vivono così, zitte, col capo chino, nella paura e nell'indifferenza generale. Poi però a volte basta la scoperta di un mondo diverso, conosciuto magari attraverso lo smartphone, o ancora di più il desiderio di impedire che i propri figli vadano incontro a un destino di criminalità, per far sì che inizino a prendere consapevolezza. E' alle donne coraggio capaci di sfidare la 'Ndrangheta che la giornalista Dina Lauricella ha dedicato il libro "Il codice del disonore", edito da Einaudi, per svelare uno dei fenomeni più interessanti che negli ultimi anni sta riguardando la terribile mafia calabrese. In pagine intense, dolorose, ricche di dettagli (sulle indagini e sugli atti processuali) ma anche di emozioni, l'autrice infatti racconta la storia di alcune donne che hanno scelto, pagando a volte con la vita, di collaborare con la giustizia, e che hanno fornito con la propria testimonianza informazioni utili a colpire i traffici criminali delle famiglie di 'Ndrangheta. Ormai cominciano a essere tante (madri soprattutto) quelle che sono entrate nel programma di protezione testimoni macchiandosi agli occhi dei mafiosi del crimine più odioso, ossia di aver disonorato la famiglia: alcune purtroppo ci ripensano (in particolare le donne che non sono riuscite a portare i figli con sé) e tornano sui propri passi, nell'inferno dei loro familiari aguzzini, altre invece vanno fino in fondo. La strada è ancora lunga, ma una speranza si è accesa: "Tutte queste donne sono la prova dell'apertura di un nuovo capitolo.
    Sono loro che stanno scardinando il sistema e proprio come una slavina potrebbero mettere a repentaglio gli ingranaggi più intimi, antichi e radicati della malavita calabrese", scrive Lauricella. L'antefatto del libro è la richiesta di essere intervistata arrivata alla giornalista da una di queste collaboratrici: un'intervista che mai si farà, ma che ha permesso a Lauricella di conoscere ancora più da vicino la condizione femminile nella mafia calabrese e il sistema criminale che regola gli affari delle 'ndrine con il loro codice tribale. Un'occasione imperdibile per rivelare le storie tragiche anche di altre donne, nate e cresciute nel sistema parastatale mafioso, tutte vittime del codice del disonore, quello degli uomini di 'ndrangheta che per difendere il proprio onore non esitano a compiere a danno delle proprie mogli, madri e figlie i peggiori delitti, compreso l'omicidio. L'autrice scava nelle storie, cerca di capire le scelte di queste donne, i loro valori morali, se esiste un pentimento o se agiscono per opportunità, senza giudizi, ma prestando ascolto. A leggere quello che le protagoniste (i cui nomi nel libro sono di fantasia) hanno vissuto si resta senza parole: quando scompaiono nessuno le cerca, cadono nell'oblio, sebbene tutti nel loro paese sappiano cosa sia successo. "D'altra parte, la riconquista dell'onore perduto, che passa dal sangue del proprio sangue, che senso avrebbe se non avvenisse sotto gli occhi di tutti?", si chiede l'autrice, descrivendo un contesto agghiacciante, "Tutti devono vedere, affinché quel sacrificio umano possa restituire l'onore perduto alla famiglia che ha ricevuto l'offesa e tutti devono sapere, affinché la paura attanagli quelle figure mitologiche, metà bestie metà donne, come sono spesso percepite e trattate le figlie e le mogli dei boss di 'Ndrangheta".(ANSA).
   

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