Morte Caravaggio, rebus in un dipinto

Romanzo Brena-Salvini, cold case al via da Martirio di S. Orsola

(ANSA) - ROMA, 26 GIU - SILVIA BRENA, LUCIO SALVINI ''L'ULTIMO RESPIRO DEL CORVO. L'OMICIDIO CARAVAGGIO'' (SKIRA, PP. 512 - EURO 24,50). ''Reverendissima eminenza, le tribolazioni non sono finite con la partenza da Napoli di Caravaggio'', recitava la lettera. ''Del suo ultimo dipinto, quel Martirio di sant'Orsola destinato ai Doria, pare il Merisi abbia fatto una copia, che è scomparsa. Qualcuno suppone sia ormai in Spagna. Inutile dire che la tela va assolutamente recuperata, poiché, come Ella ben sa, reca in calce l'accusa più infamante''. Michelangelo Merisi (1571 - 1610), il maestro delle luci e ombre, ma anche l'anima tanto geniale quanto dannata, come è morto veramente? E se in realtà fosse stato ucciso, con un piano diabolico la cui rete coinvolge sfere altissime del suo e del nostro tempo? Il mistero più fitto della storia dell'arte degli ultimi quattro secoli si nasconderebbe in un piccolissimo dettaglio della sua ultima opera secondo la scrittrice e giornalista Silvia Brena e Lucio Salvini, giornalista e autore televisivo, per 17 anni direttore generale della Ricordi e per un decennio amministratore delegato alla Fonit Cetra. Oggi i due firmano ''L'ultimo respiro del corvo. L'omicidio Caravaggio'' (ed. Skira), romanzo che come un cold case prova a dipanare il giallo. ''Sulla vita di Caravaggio c'è pochissimo di accertato.
    Gli storici non sono d'accordo su nulla - racconta all'ANSA Lucio Salvini - Mettendo insieme alcune cose che probabilmente sono accadute e altre possibili, noi siamo partiti dal mistero che si nasconde nel Martirio di sant'Orsola'', l'opera commissionata a Napoli dal banchiere genovese Marcantonio Doria (e a lungo erroneamente attribuita a Mattia Preti). Dopo quattro anni di studi e ricerche, tra Archivi di Stato e visite all'estero alle molte copie che il Merisi usava dipingere dei suoi quadri, protagonista del romanzo è Dante Hoffman, critico d'arte sui generis, gay, tormentato, ipocondriaco e coltissimo, che indaga oggi sulle tracce di uno dei peggiori casi di corruzione e malaffare della storia del Vaticano.
    Ritrovandosi lui stesso in una corsa contro il tempo per salvare se stesso.
    ''Caravaggio, è vero, viveva in maniera sregolata - prosegue Salvini - Era quasi un ragazzo di vita 400 anni prima di Pasolini. Conosceva le pratiche alchemiche, ma perché si ammalò fino a morire? Perché aveva tanti scatti di ira improvvisa? Forse qualcosa, e qualcuno, stava volutamente indebolendo il suo fisico? Il Papa gli stava concedendo la grazia, ma chi era contrario?''.
    Il martirio di sant'Orsola, prosegue Salvini, ''fu dipinto da Caravaggio nel 1610, poco prima di imbarcarsi sulla feluca diretta a Porto Ercole e da molti è ritenuta una denuncia del suo assassinio''. Tanto che l'autore, al tempo in fuga verso il feudo degli Orsini, si sarebbe anche ritratto nel volto dolorante trafitto dalla stessa freccia che uccide la santa. Ma non solo. ''Nell'ultimo periodo della sua vita - prosegue Salvini - il Merisi era inseguito da tutti: Cavalieri di Malta, Guardie Pontificie, cacciatori di taglie. Fugge da Malta e poi da Napoli, ma siccome capisce che è in atto una congiura contro di lui, decide di denunciare coloro che riteneva i suoi nemici proprio nel Martirio di sant'Orsola e nel dettaglio di una mano nera e di una piccolissima cicatrice molto difficilmente attribuibile ai personaggi ritratti dietro Attila''. Un particolare celato per secoli, ma tornato prepotentemente alla luce dopo l'ultimo restauro sulla tela, oggi proprietà di Intesa Sanpaolo e conservata a Palazzo Zevallos a Napoli, portando alla fatidica domanda: è questa la mano che uccise Caravaggio? Un giallo da best seller e anche da blockbuster. ''Effettivamente film è stato scritto pensando a una serie tv'', sorride Salvini, già al lavoro su una vicenda della Germania prenazista che arriva a fino a Munch. Ma quello, è un altro mistero.(ANSA).
   

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