Remotti, Somiglianze tra noi e gli altri

Saggio per provare a convivere, quando l'altro ci fa paura

(ANSA) - ROMA, 20 GIU - FRANCESCO REMOTTI, SOMIGLIANZE. UNA VIA PER LA CONVIVENZA (LATERZA, PP. 374, 24 EURO). Per alcuni è un obiettivo rassicurante, per altri un'aspirazione seducente, per altri ancora (molti oggi, a quanto sembra) un'ossessione politica: l'identità attrae, viene ricondotta al bagaglio di valori e credenze che ognuno porta con sé, è un'idea che in qualche modo dà stabilità. Eppure, proprio alla luce dei tempi che stiamo attraversando, converrebbe considerare il concetto di identità per quello che è, ossia come qualcosa che divide e genera chiusura, e che dietro a un aspetto solo illusoriamente nobile e positivo nasconde delle insidie. Ne è convinto l'antropologo Francesco Remotti, autore per Laterza di "Somiglianze. Una via per la convivenza", lungo e dotto saggio che spiega al lettore il valore di una migliore vita in comune, nella quale il "noi" possa coesistere insieme agli "altri".

Un libro la cui attualità balza agli occhi, proprio ora in cui la paura nei confronti dell'altro e del diverso sembra aver preso irrimediabilmente il sopravvento: se assumiamo infatti come unico obiettivo la mera coesistenza, se ci arrocchiamo sulla nostra identità e non vediamo "simili" attorno a noi ma solo altri, il pericolo è quello dell'indifferenza, del respingimento, della discriminazione e della reciproca distruzione. Secondo lo studioso è dunque venuto il tempo di abbandonare il mito dell'identità in favore delle somiglianze, "o meglio ancora: intrichi di somiglianze e differenze": solo questo infatti è garanzia di condivisione, e dunque di una migliore convivenza gli uni accanto agli altri. Diviso in tre parti, il volume spazia da Platone e Aristotele a Hume e Foucault per illustrare - in una affascinante passeggiata nei secoli - come si sia affermato il concetto di identità, a livello individuale e collettivo, a discapito delle somiglianze, nonché quali siano i sostenitori illustri dell'uno o dell'altro pensiero. Nonostante la tematica non certo semplice, con continui riferimenti ad antropologia, filosofia, teologia e anche biologia, l'autore riesce a veicolare la complessità rifuggendo le banalizzazioni e creando numerosi rimandi al nostro quotidiano per esortare il lettore a interrogarsi sulla strada che stiamo percorrendo, sulle sue derive e i suoi pericoli.

    Abbandonare la prigione dell'identità in favore delle somiglianze non è per nulla semplice, anzi richiede un prezzo da pagare, che è quello dell'impegno: riconoscere ciò che ci rende simili e differenti, ciò che ci lega e che ci divide (non solo tra esseri umani ma anche con la natura) è solo il primo passo, poi bisogna progettare le modalità del convivere. Ma Remotti alla fine del libro si spinge ancora più avanti per superare anche il concetto di individuo a favore del "con-dividuo". Per farlo ricorda il personaggio di Diotima, sacerdotessa di Mantinea, a cui Platone dà la parola nel Simposio: è lei che ci spiega che l'uomo stesso è un insieme di somiglianze e differenze, in continuo mutamento, mai uguale a se stesso. Ecco perché l'autore parla di "con-dividuo", come entità costituita da intrecci di somiglianze. Lungi dall'essere solo un problema politico, la convivenza, scrive Remotti, "è un problema che ci riguarda assai più da vicino, fin nel nostro intimo più profondo, e la teoria delle somiglianze ci fa capire - o per lo meno intuire - quanti e quali ponti ci siano tra i problemi della convivenza tra (tra noi e i nostri "simili") e i problemi della convivenza intra (quella che prende forma nella nostra intimità)".
   

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