L'Italia Suonata, tra storia e musica

Un viaggio dagli anni del boom al nuovo millennio

Storia e musica; cronaca e sette note. Sulla carta, due binari paralleli che non avrebbero motivo e necessità di incontrarsi; nella realtà, un filo invisibile ma destinato a non sfilacciarsi le unisce, unisce la sfera pubblica, dei grandi eventi, con il mondo privato di ciascuno di noi. E Stefano Mannucci, dopo "Il suono del secolo. Quando il rock ha fatto la storia", torna a raccontare gli intrecci tra i fatti della storia e la colonna sonora della nostra vita, con gli occhi puntati all'Italia (ma senza rinunciare a qualche riferimento alle leggende internazionali del rock).
    "L'Italia suonata è un viaggio", scrive Fabrizio Moro nella prefazione che porta la sua firma. Ed è un viaggio lungo, lunghissimo, di quasi 800 pagine, dagli anni del boom ai giorni d'oggi, passando per molti degli eventi che raccontano al meglio, o a volte anche al peggio, l'Italia e gli italiani. Tra aneddoti, ricostruzioni, ricordi, trafiletti di giornali, a volte collegamenti a detta dello stesso autore "pretestuosi", Mannucci "fruga nel tempo" per cercare di comprendere e capire cosa sia successo al Paese che in 60 anni "ha perso la bussola".
    "Se vogliamo calarci davvero nell'insidiosa voragine della Storia, dobbiamo ascoltare le voci dei nostri cantanti - avverte lo scrittore e giornalista -. Senza pregiudizi: guai a fare gli snob [...], i so-tutto-io-della-materia che delimitano il pascolo e sbuffano se provi a collegare i pezzi di un puzzle molto più complicato di un elenco di dischi, di una serie di sterili informazioni tecniche. No, nei suoi anni migliori la musica italiana [...] è stata un incanto. E' la custode della nostra memoria". Una storia a ritmo di pop e rock. Si parte da Domenico Modugno e da quella voglia e quel sogno condiviso di volare nell'Italia del dopoguerra pronta a spalancare le braccia al boom economico come fa il cantante sul palco del festival di Sanremo del 1958. Ma che solo pochi anni dopo dovrà fare i conti con la tragedia del Vajont. Il '68 è dietro l'angolo: l'onda della rivolta parte da Valle Giulia dove gli studenti assaltano la Facoltà di Architettura. Tra loro anche un giovanissimo Antonello Venditti. I mesi dell'autunno caldo, che sfoceranno negli anni di piombo, sono accompagnati dalle canzoni dei cantautori che finiranno poi, a loro volta, sotto accusa per essersi venduti all'industria discografica: il processo a Francesco De Gregori, a Giorgio Gaber, a Fabrizio De André.
    Francesco Guccini e Roberto Vecchioni si difendono con le canzoni, Edoardo Bennato si lancia nella rissa. I conflitti ideologici, sociali ed economici squassano l'Italia, mentre Adriano Celentano canta "Chi non lavora non fa l'amore". In un Paese ancora bigotto ci si scandalizza degli amori proibiti di Mina. Si susseguono gli anni, con il disimpegno che ha caratterizzato gli Ottanta, la globalizzazione e l'avvento di internet, Tangentopoli, la Seconda Repubblica, le stragi di mafia degli anni Novanta, le contraddizioni del Duemila, tra migrazioni, ambiente, crisi economica, disillusioni e solitudini. Centinaia di storie, fra stragi impunite, il caso Moro, Tangentopoli. Il cerchio si chiude (momentaneamente) con Alessandro Mannarino che nel 2017 canta la tragedia dei migranti. Con la musica sempre a fare da sottofondo: ai funerali, ai cortei, in piazza.
   

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