Paura e ribellione, l'ultimo Gangemi

Calabria sotto giogo 'ndrangheta in "Marzo per gli agnelli"

(di Clemente Angotti) (ANSA) - CATANZARO, 12 GEN - "MARZO PER GLI AGNELLI" DI MIMMO GANGEMI, EDITO DA PIEMME (pp 258-euro 17.50) S'intitola "Marzo per gli agnelli" ed è edito da Piemme l'ultimo romanzo di Mimmo Gangemi in uscita a febbraio.
    Dopo "La Signora di Ellis Island", in cui lo scrittore di Santa Cristina D'Aspromonte ha narrato l'esperienza e le suggestioni dell'emigrazione, dalla Calabria in America, e poi il ritorno nella terra degli avi e "Il giudice meschino", romanzo diventato anche una serie televisiva con Luca Zingaretti, Mimmo Gangemi riprende il filo del racconto, mai interrotto, della sua terra, bellissima e amara, alle prese con i condizionamenti della 'ndrangheta. E racconta una storia di ribellione personale come lascia intendere il sottotitolo: "C'è un tempo per morire. E un tempo per combattere". Solo chi non ha niente da perdere, insomma, può smettere di avere paura. Protagonista della storia è Giorgio Marro, brillante avvocato, al quale il destino presenta un conto salatissimo: la morte del figlio piccolo per un incidente e l'altro figlio, il maggiore, in sospensione tra la vita e la morte; la moglie in un delirio doloroso che l'ha indotta ad assentarsi dal mondo e lui, annichilito, impaziente che si consumi la fine.
    Proprio quando pare che l'atto finale stia per compiersi, Giorgio coglie i bagliori di una battaglia che è disposto a combattere. Un mostro si materializza davanti a lui e lo spinge, a modo suo, a ribellarsi e a reagire: è la 'ndrangheta.
    L'organizzazione criminale, infatti, si cela dietro la richiesta di acquistare un suo terreno a picco sul mare dello Stretto, brullo e arso dal sole, e che non vale nulla; sempre la 'ndrangheta ha lasciato la sua firma nella sparizione di due malavitosi, padre e figlio, che Giorgio è stato l'ultimo a vedere vivi proprio nella proprietà contesa e che, immagina, incappati nella lupara bianca. E c'è, ancora, la 'ndrangheta dietro le prepotenze per convincerlo a vendere quel pezzo di terra.
    E l'organizzazione criminale più potente, da quelle parti, ha un volto storico: zi' Masi, capobastone che non sa rinunciare all'antico e che si contrappone al nuovo che avanza dei Survara, cosca che ha abbracciato la "modernità" del crimine.
    L'avvocato indaga. E va molto oltre il consentito. Arriva anche a disturbare gli equilibri al punto da restare ingabbiato nei contrasti tra le due 'ndrine e fino a impattare nella brutalità della violenza criminale.
    Mimmo Gangemi, ingegnere, vive in Calabria e collabora, tra gli altri, con il quotidiano La Stampa. (ANSA).
   

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