La tigre del lager di Bolzano

Di Sante 'Criminali del campo di concentramento di Bolzano'

(ANSA) - BOLZANO, 10 GEN - COSTANTINO DI SANTE, 'CRIMINALI DEL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI BOLZANO" (EDITION RAETIA, PP 322 PAGINE, EURO 24). Gli internati del lager di Bolzano chiamavano Hilde Lächert "la tigre". Le brutalità a cui sottoponeva soprattutto le detenute ebree non avevano limiti. Finita la guerra, dopo appena 8 anni carcere, Lächert tornò a Berlino e divenne una spia della Cia. Ora, a oltre 70 anni di distanza, grazie alla scoperta di una nuova documentazione, proveniente soprattutto dal National Archives di Washington, lo storico Costantino di Sante ricostruisce per la prima volta la storia del campo di concentramento dalla sua istituzione, nell'aprile del 1944, fino all'immediato dopoguerra.
    Il suo libro "Criminali del campo di concentramento di Bolzano', pubblicato dalle Edition Raetia, è corredato da foto inedite dei criminali, documenti e disegni originali della tipografia del campo, in cui furono internate circa 9.500 persone e da dove 3.802 internati vennero deportati verso i lager Oltrebrennero. Un libro che fa luce su aspetti inediti di uno dei principali campi di detenzione nazista nell'Italia occupata.
    Lächert è nata a Berlino il 19 marzo 1920. Dopo essere stata impegnata in vari lager nazisti, tra cui Ravensbrück, Majdanek, Auschwitz e nei suoi sottocampi, nel gennaio del 1945 viene distacca presso il Polizei- und Durchgangslager Bozen per occuparsi del blocco femminile. Nel campo di concentramento di Bolzano instaura un clima di terrore. È responsabile della morte di almeno quattro di esse: Giulia Bianchini, Augusta Voghera, Maria Foà e Giulia Leone. Arrestata dagli alleati nel marzo del 1946 viene processata a Cracovia. Condannata a quindici anni di carcere, per i crimini di guerra commessi ad Auschwitz, viene scarcerata dopo soli otto anni. Ritornata a Berlino, la Cia l'assolda come spia. Muore nel 1995 all'età di 75 anni. Nel 1996, in seguito alle indagini condotte dalla Procura militare di Verona sugli aguzzini di Bolzano, il nome della "Tigre" riemerge dall'oblio. Ma oramai è tardi per chiedere giustizia per i crimini che ha commesso nel lager altoatesino.
    Oltre alle biografie degli aguzzini, per la prima volta vengono alla luce i volti dei principali torturatori di via Resia. Tra questi, anche coloro che uccisero il capo della Resistenza bolzanina Manlio Longon.
   

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