'Buongiorno, mezzanotte' di Jean Rhys

Una voce femminile tra commedia e dramma

JEAN RHYS, 'BUONGIORNO, MEZZANOTTE' (ADELPHI, pp. 170 - 17,00 euro - Traduzione di Miro Silvera) Al risveglio ogni mattina assai tardi nella sua povera camera d'albergo a Parigi, a Sasha in vestaglia ci vuole un'ora e mezzo "per cercare di avere l'aspetto che hanno tutti gli altri", poi comincia a girare per bar e locali, quelli dove nessuno la conosce e quelli in cui invece può incontrare gente ostile, bevendo Pernod e nascondendo la sua reale condizione sotto una bella pelliccia, che è l'unico resto della sua vita precedente, di quando tutto andava e lei era stata anche felice, mentre ora le giornate si fanno sempre più solitarie e desolate. E lo stesso accadrà quando si troverà costretta a tornare a Londra, fino a restare senza desideri se non quello di essere lasciata in pace, senza nessuno che si impicci dei suoi casi o le metta le mani addosso.
    Questo è il romanzo meno fortunato ma più intenso di Jean Rhys, pseudonimo di Ella Gwendolen Rees Williams (Roseau, 24 agosto 1890 - Exeter, 14 maggio 1979), britannica di origini caraibiche che visse negli anni Venti a Parigi praticamente senza soldi e acquistando quella dipendenza dall'alcol che l'avrebbe segnato tutta la vita. In questo Sasha racconta molto di lei, di giornate portate avanti senza pensare al futuro ma solo facendo una cosa dopo l'altra, in un lento processo di autodistruzione. Il tutto però, almeno nei suoi libri ed è quello che dà loro una qualità e uno spirito particolari fondendo commedia e dramma, con una qualche strana voglia di vivere e uno sguardo ironico sulla propria condizione sregolata mai raccontata disperatamente, ridendo degli altri sfacciatamente, quei rispettabili borghesi che dicono di lei cose terribili. Eccola quindi che le capita di piangere a ogni piè sospinto, ma cerca di non farlo in pubblico. Lei pensa di riuscire nei suoi sforzi di mimetizzarsi, ma è solo apparenza che non riesce a ingannare nessuno. Passa così da momenti di assoluta disperazione altri di esaltazione, tingendosi i capelli e correndo incontro, pronta a cedere, a qualche gigolò magari messo peggio di lei, subito illusa di aver ritrovato amore e felicità, senza sentirsi più gli anni addosso, quella deprimente coscienza di non essere più giovane. Per sopravvivere le bastano un po' di soldi che le prestano vecchi conoscenti inglesi, ma a Londra, l'ultimo parente con cui è in contatto, le dice spietatamente "Ma perché non ti sei annegata nella Senna?".
    La Rhys ebbe un buon matrimonio finito male quando lei si innamorò di un figuro ambiguo con cui scapperà a Parigi. Poi tornerà in Inghilterra, sposerà un terzo uomo che finirà in galera, vivendo in un paesino della Cornovaglia. E' lì che, dopo lunghe ricerche, verrà trovata da chi ha letto alcune sue cose e vuole pubblicarla e spingerla a continuare a scrivere: nasce così il suo capolavoro 'Il grande mare dei Sargassi' che nel 1966 le darà fama e successo a settant'anni. E' un prequel di 'Jane Eyre' in cui si trattano i temi del patriarcato, della malattia mentale, del matrimonio secondo i punti di vista dell'uomo e della donna. 'Buongiorno, mezzanotte' è invece titolo preso da una poesia di Emily Dickinson che, dopo quel primo verso, prosegue: "torno sui passi di casa, / il giorno si è stancato di me /..." e nelle sue pagine ha particolare forza la scrittura che dona dolcezza e strazio alla voce dell'io narrante, il flusso di coscienza di Sasha, che nel bene e nel male non è facile da dimenticare. (ANSA).
   

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