Sibaldi, Il continente dell'ignoto

Lo scrittore e filosofo Sibaldi spiega l'iniziazione ad un nuovo

(ANSA) - ROMA, 12 SET - IGOR SIBALDI, LE PORTE DELL' IMMAGINAZIONE. Istruzioni per chi viaggia in altri mondi (Tlon Edizioni, pp.280, 16,90 euro) Come raggiungere l'aldilà, il più antico e misterioso dei continenti i cui confini giacciono dentro di noi, lambiti dal burrascoso mare della nostra psiche? Lo scrittore, filosofo e saggista Igor Sibaldi, ne "Le porte dell'Immaginazione.
    Istruzioni per chi viaggia in altri mondi", invita il lettore a lasciarsi alle spalle l'aldiquà e ad intraprendere il fascinoso sentiero di iniziazione verso "tutto ciò che si apre al di là di ciò che sappiamo di sapere, di ciò che sappiamo di volere, di ciò che sappiamo di essere - e che non è ciò che veramente sappiamo, e che vogliamo, e che siamo". È l'immaginazione - sostiene Sibaldi - ad aprire le porte dell'ignoto: immaginazione intesa come una facoltà in grado di cogliere realtà che la mente cosciente non può cogliere. Per staccarsi dal mondo in cui si è abituati a vivere ci vuole anche "l'esigenza di un rinnovamento profondo, totale; di porre fine a un periodo della propria vita, di sperimentare così la fine di tutto, e poi di sperimentare di nuovo un inizio di tutto, come nella nascita". Entriamo nell'aldilà - spiega l'autore - non soltanto durante certe esperienze "spirituali", estatiche, ma anche ogni volta che creiamo, ogni volta che compiamo una scoperta, ogni volta che ci capita una precognizione, addirittura ogni volta che prendiamo sul serio un sogno. Seguendo le orme di viaggiatori più antichi, in un cammino ricco di citazioni e riferimenti letterari, dalla Bibbia a Dante, Sibaldi spiega che ogni tragitto nell'aldilà è un camminare, cioè qualcosa che il viaggiatore deve fare personalmente, nel pieno della sua volontà, e con attenzione vigile. Tanto più che la via, da lì in avanti, modificherà chi la percorre. Così è accaduto, tra i tanti esempi descritti nel saggio, per gli adepti delle religioni misteriche ellenistiche, per Odisseo, per Giona, divenuto profeta nel ventre della balena, per i pellegrinaggi medioevali e nelle lunghe camminate di Carlos Castaneda con Don Juan Matùs, sugli altipiani del Messico centrale.
    Si può anche obbedire - afferma lo scrittore - a quel Dio dell'Esodo (a quel Dio, cioè, del cammino) soltanto lasciandosi alle spalle l'idea che sia lui a governare tutto: lungo la via dell'aldilà anche l'immaginazione comincia a creare tutto, come Dio crea, e senza aver saputo come.
    Molti viaggiatori chiudono gli occhi all'inizio della via dell'aldilà. Non si tratta di un non voler vedere. È che ci si accorge - scrive Sibaldi - che i nostri occhi, cioè il nostro modo di conoscere, addirittura il nostro modo di percepire, sono inadeguati a ciò che sta incominciando, perché si sono adattati da troppo tempo a cogliere soltanto il mondo della mente cosciente.
    Per gli uomini moderni, accettare l'aldilà, rappresenta davvero una sfida difficile. Alla domanda «Chi sono io?» le censure affettive della psiche - scrive Sibaldi - fanno rispondere: "sono un parente delle tali e tal altre persone, io sono quello che ama la tal persona e detesta quell'altra, oppure io sono un ingegnere, io sono un insegnante, sono uno che legge certi libri e certi giornali e frequenta certi ambienti. Oppure, quella particolare categoria di limiti culturali che sono i limiti religiosi, mi faranno rispondere: io sono un ebreo, un cristiano, o un islamico, o un ateo".
    In base a queste risposte imperniate sul verbo essere, noi compiamo tutte le nostre scelte di vita, e viviamo nelle conseguenze di tali scelte. È inevitabile che nell'aldilà tutto ciò si smantelli, per recuperare - è la tesi di fondo del libro - quel senso di appartenenza ad un io più grande che abbiamo dimenticato.
   

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