Oggetti raccontano eroi Shakespeare

Libro illustrato per svelarci teatro e Inghilterra elisabettiana

 (ANSA) - ROMA, 12 LUG - NEIL MACGREGOR, ''IL MONDO INQUIETO DI SHAKESPEARE'' (ADELPHI, pp. 316 -22,00 euro - traduzione di Carlotta Fonzi) - E' l'estate l'epoca di Shakespeare, specie delle sue commedie che oggi come allora, venivano recitate all'aperto nel Globe Theatre di Londra. A Roma del resto esiste una riproduzione del Globe a Villa Borghese dove da giugno a ottobre viene messo in scena con straordinario successo solo Shakespeare sotto la direzione artistica di Gigi Proietti, cui sicuramente piacerebbe molto questo libro riccamente illustrato di Neil MacGgregor (ex direttore della National Gallery e del British Museum) che, attraverso una serie di oggetti legati al teatro, a spettatori e attori, ci introduce al mondo del Bardo e alla vita, curiosità, storia e costumi dell'Inghilterra dell'epoca.
    La Storia, raccontata attraverso gli eroi, grandi Re, come da tradizione, acquista in queste pagine la visione e l'indagine cui ci hanno abituato gli storici moderni francesi degli 'Annales', attenti anche al quotidiano, al contesto, alla vita di chi non era in primo piano, che si fa cartina di tornasole per capire e far luce su tanti aspetti del passato.
    Ecco allora un berretto di lana cinquecentesco ritrovato a Londra 150 anni fa durante degli scavi che ''svela tutto un codice di differenze e un'intera struttura di controllo sociale'', visto che nell'Inghilterra elisabettiana c'erano norme rigide riguardo l'abbigliamento e, per esempio, per sostenere i lanifici, per legge chi non era nobile o gentiluomo doveva indossare un siffatto berretto dai sei anni in su nei giorni di festa. Ecco allora che si parla dei copricapi e berretti in Shakespeare, da 'Amleto' a 'Coriolano', e poi si passa ai costumi e aneddoti sul pubblico, al lancio dei berretti sia per giubilo, sia per protesta. Ecco poi una forchettina da dolci con le inziali AN ''raffinata e fatta per durare nel tempo, tanto è vero che è rimasta sepolta per secoli dove sorgeva il Rose Theatre'' e ci racconta di come il cibo ''fosse parte imprescindibile dell'esperienza teatrale'', andando a veder cosa ci si portava da mangiare durante uno spettacolo e altri costumi e atteggiamenti. E lo stesso capita presentando delle armi (di scena o del pubblico) o un vecchio baule di legno pieno di abiti e costumi, ma anche un prezioso calice o una curiosa reliquia.
    Il tutto, nato per conversazioni radiofoniche, è sempre scritto in modo chiaro, con citazioni dai testi di Shakespeare, ma anche altri, e ricostruzioni gustose, aneddoti vivaci, riferimenti storici non pedanti per farci tornare la voglia di andare a (ri)leggere subito 'Macbeth' o 'Romeo e Giulietta', 'Enrico V' o 'Riccardo III'. Del resto si tratta di un mondo unico, che non esisteva ancora nel resto d'Europa e anche in Inghilterra è solo a fine Cinquecento, quando Shakespeare era un bambino, che il teatro esce da palazzi e corti per diventare commerciale come lo intendiamo oggi e, in breve, intrattenimento di massa. McGregor è abile nei coinvolgerci, capace di puntate improvvise verso di noi e il nostro tempo, come con la cosiddetta Bibbia di Robben Island (il carcere sudafricano dove erano rinchiusi i leader anti apartheid), in realtà un volume tascabile con tutto Shakespeare mascherato con una copertina indù che negli anni '70 arrivò anche tra le mani di Nelson Mandela che, come vediamo da una fotografia, mise la sua firma accanto a alcuni versi del 'Giulio Cesare': ''I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte: ma l'uomo di coraggio non assapora la morte che una volta. Di tanti prodigi che ho sentito il più assurdo è per me che un uomo possa averne paura. La morte è conclusione necessaria: verrà quando vorrà''.
    Un libro insomma da sfogliare per le belle illustrazioni e leggere per scoprire cosa si nasconda dietro i begli oggetti fotografati, cosa rappresentino, perché ognuno suggerisce una vera e propria storia, che si intreccia con quelle eterne e esemplari degli eroi di Shakespeare.
   

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