Due fratelli e la droga in 'Ti parlo di noi'

Sergio Barducci racconta storia ventennio tragico

(ANSA) - ROMA, 14 GIU - SERGIO BARDUCCI, "TI PARLO DI NOI" (MINERVA EDIZIONI, 152 PAGINE, PREZZO 12 EURO). Un libro tra memoria, dolore, droga e riscatto. Un viaggio intimo, personale, per raccontare la storia di due fratelli, ma al tempo stesso un viaggio in un privato collettivo: quello dell'Italia degli anni '80, travolta dall'esplosione della tossicodipendenza di massa. Nessuno è preparato a affrontarla o sa cosa fare di fronte a uno Tsunami che entra, senza preavviso, tra i muri di casa di decine di migliaia di famiglie. E' "Ti parlo di noi", il libro di Sergio Barducci, che trasporta il lettore nella narrazione, coinvolta e coinvolgente di quegli anni.

    È il racconto di una storia vera, di una vicenda drammatica che ha attraversato una famiglia normale. E' la vicenda straordinariamente umana di persone per bene e che, in particolare, coinvolge due fratelli. Il più piccolo vittima degli stupefacenti e della dipendenza; il maggiore impegnato a proteggerlo da quel "dolore evitabile", come viene definita dal neurologo e psichiatra di fama mondiale, Vittorino Andreoli, nella sua prefazione. Una vicenda destinata a concludersi con l'ingresso in comunità, San Patrignano, e che apre agli ultimi bellissimi e intensi capitoli del libro. Scrive Andreoli: "Questa storia non ha nulla in comune con quelle che nascono dal narcisismo dell'Autore o da strategie editoriali. Credo lo abbia scritto per tenere in vita la figura di un fratello che ha avuto la 'colpa' di essere una vittima della droga e che ha pagato con il proprio dolore e con quello della sua famiglia. A dare valore al libro sono la delicatezza, la partecipazione, i vissuti dell'autore. Non vi è mai rabbia, ma sgomento, timore, partecipazione. Il libro esce in un clima di totale disattenzione al tema della dipendenza chimica. È una storia che andava raccontata perché il dolore non si deve nascondere mai, qualsiasi sia la fonte da cui esce. È la caratteristica più essenziale della condizione umana e riguarda tutti noi". Le pagine di Barducci riannodano così i fili di una memoria dolente che l'autore sceglie di fare diventare pubblica.
    La trasforma in una testimonianza di valore collettivo. Il romanzo è una sorta di lettera aperta, rivolta al fratello minore, in cui si ripercorre un percorso tortuoso e complicato e in cui si raccontano anche le cose accadute dopo di lui. Ma che fotografa anche l'atmosfera di quegli anni, in cui le droghe dilagavano con un'impressionante facilità. Gli anni di quella che oggi viene definita una "generazione scomparsa". Studenti, adolescenti, operai, impiegati, nessuno sembrava immune dal consumo di sostanze che diventavano sempre più letali. Venti anni segnati dall'impotenza di fronte ad un fenomeno, gestito molto lucrosamente da organizzazioni criminali, che ha fiaccato l'intera società colpendo la sua parte più sana e vigorosa: i giovani. E proprio in questo troviamo uno dei grandi meriti del volume. Oggi droga e tossicodipendenza sono scomparse dal nostro discorso pubblico. Morti per overdose, rapine, centrali di spaccio a cielo aperto, vite e famiglie che si disgregano, sono derubricate a brevi notizie di una cronaca. Il più delle volte superficiali o distratte. "Ti Parlo di noi" li riporta invece al centro della riflessione collettiva. Mette a tema lo strazio di chi annulla la sua vita nelle droghe. Ci parla di quanto sia facile finirci in mezzo e quanto sia difficile, eppure possibile, tirarsene fuori. (ANSA).
   

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