L'affascinante forza della natura

Un seducente romanzo di Jon McGregor dagli echi noir

(ANSA) - ROMA, 30 MAG - JON McGREGOR, 'BACINO 13' (GUANDA, pp. 296 - 18,50 euro - Traduzione di Ada Arduini).
    Diciamolo subito, a cominciare a leggerlo, sembra uno dei soliti noir, ma per fortuna è tutt'altra cosa: un libro dal fascino sottile, un narrare quieto che si insinua e coinvolge e ha al fondo non una trama tutta effetti e colpi di scena, ma un'idea profonda, poetica e esistenziale.
    In un paese della campagna inglese con un fiume che attraversa la brughiera e tredici bacini idrici, un inverno, durante le vacanze di fine anno, scompare una ragazzina, Rebecca Shaw, di 13 anni, bionda con una felpa bianca col cappuccio. Si organizzano battute sulle colline e nel bosco, si va lungo il fiume, i sommozzatori lo setacciano, si immergono nei bacini.
    Tutto il paese è attonito e partecipe al dramma dei genitori, ospiti degli Hunter, e arrivano giornalisti e tv. A febbraio la polizia organizza ricostruzioni con l'uso di attori arrivati da Manchester. A marzo ancora nulla, ad aprile col tempo migliore si torna a esplorare le colline e si ritrova un furgone abbandonato con targa falsa. Di notte alcuni in paese "sognarono che usciva dalla brughiera, vestiti zuppi e pelle quasi livida.
    Sognarono di essere i primi a offrirle una coperta e riportarla a casa sana e salva". Passa l'estate, quando ogni angolo viene frugato, e torna l'inverno e, mentre vortici di neve si levano sulle cime degli alberi, "la madre della ragazzina fu vista lungo la brughiera, a percorrere gli stessi sentieri e viottoli che aveva sempre percorso".
    La natura, come sempre indifferente ai destini degli uomini, prosegue il suo corso e il racconto va avanti per 13 capitoli, ognuno che, iniziando con la parola mezzanotte riferita al capodanno, racconta il trascorre di un altro anno. Con la natura anche la vita della comunità, pur con quell'ombra che resta, quel velo di inquietudine, riprende la sua normalità. E l'esistenza dei personaggi che abbiamo conosciuto nel primo capitolo si sviluppa tra nascite e morti, abbandoni e innamoramenti, si cresce e si invecchia, si fanno feste di compleanno o di nozze, si lavora e poi si va a fiere e balli.
    McGregor, che con questo suo quarto romanzo è stato finalista al Booker Prize, ricostruisce il mondo quotidiano di fatti e sentimenti, i particolari dei gesti e il variare della natura secondo stagioni e luoghi, quasi con puntiglio, eppure senza mai creare un effetto di accumulo eccessivo, ma riuscendo a comunicarci un fluire, uno scorrere della vita con uno sguardo a 360 gradi, osservando tutto, case, strade, prati, monti, bacini d'acqua, e con questi gli animali, dalle volpi alle farfalle, e naturalmente tutti gli abitanti del paese colti nell'intimità delle loro abitazioni o nei luoghi pubblici, negli incontri famigliari come nelle riunioni in parrocchia. E il fluire della vita è il grande tema emozionante di questo romanzo che è come mettesse quasi sullo stesso piano il crescere dell'erba e sbocciare di un fiore e Jess Hunter, presso cui sono ospitati gli Shaw, che scaccia un fotografo invadente.
    Quel che era accaduto restava, se la ragazzina tornava nei sogni, come scopriamo nel finale, la notte di capodanno del tredicesimo anno, con la funzione in chiesa e poi il ritorno nelle case sotto il profilo scuro delle colline. Il tempo evidentemente comunque lenisce, se le ultime parole del romanzo sono: "Tutto era luce, tutto era pace". (ANSA).
   

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