Guez, Mengele e la mediocrità del male

Lo scrittore francese in Italia con il romanzo premio Renaudot 2017

(ANSA) - ROMA, 22 MAR - OLIVIER GUEZ, LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE (NERI POZZA, PP. 202, EURO 16,50) Ha mandato 400 mila persone nelle camere a gas, ha torturato bambini, li ha usati come cavie per indagare i segreti dell'essere gemelli. L'"angelo della morte", come veniva chiamato il medico tedesco Josef Mengele, non ha mai pagato per quello che ha fatto. La storia della sua fuga, della sua vita sotto falso nome in Argentina, viene raccontata dallo scrittore francese Olivier Guez in 'La scomparsa di Josef Mengele', il romanzo con cui ha vinto il Premio Renaudot 2017 e di cui sono già stati opzionati i diritti per farne un film. "Questo libro non vuole essere un tributo al dovere di memoria, per quanto sia necessario portarlo avanti. Quello che ho voluto raccontare è la mediocrità del male. E' stata la mediocrità di Mengele fatta di ambizioni, opportunismo, marginalmente di denaro, a portarlo ad Auschwitz e a fargli fare quello che ha fatto. E questa è la lezione universale che dobbiamo trarre" dice all'ANSA Guez, tra i più conosciuti scrittori e sceneggiatori francesi, di cui in Italia è già uscito 'La caduta del muro' (Bompiani), scritto con Jean-Marc Gonin. Nel ritratto di Guez, che si è molto documentato per questo libro, Mengele appare in tutta la sua atrocità e miseria. Usava i bambini come cavie e si aspettava, dopo la guerra, di avere la riconoscenza del Reich vittorioso. "Amo molto la pittura e quando ho scritto questo libro avevo in mente un quadro di Bosch, 'Il giardino delle delizie', dove da un lato c'è il paradiso, dall'altro c'è l'inferno e in mezzo ci siamo noi con tutto quello che facciamo in quanto esseri umani. Mengele palesemente lo avremmo potuto ritrarre nella parte destra, nell'inferno" spiega Guez, in questi giorni a Roma. L'angelo della morte "ci mostra - sottolinea - che l'uomo è capace di tutto. Sono convinto che se Mengele fosse nato trent'anni prima o dopo non sarebbe stato un assassino, un torturatore. Sarebbe stato sicuramente un uomo cattivo, un cattivo padre, un cattivo marito. Questo mostra quanto gli esseri umani siano fallibili" dice Guez che in questo libro ha messo poca fiction, piuttosto ha fatto "un lavoro di messa in scena, una sceneggiatura di informazioni precise che avevo".
    Eppure nel romanzo, molto secco, con capitoli brevi come scene di un film, non ci sono dialoghi. "Parto sempre - spiega - dalla immagini che ho in mente ed è su quelle che lavoro".
    Oggi, dice lo scrittore, "esistono tanti altri Mengele. Il mio romanzo è stato scritto nel 2015-2016, in un momento in cui la mediocrità del male in Francia si è manifestata in tutto il suo splendore, basti pensare a quanto erano mediocri i terroristi che hanno fatto gli attentati a Parigi". Oggi, aggiunge, "non ci sono più testimoni di quello che è accaduto in passato. C'è una violenza latente alimentata dai social network che sono molto pericolosi perché ogni pulsione, anche la più estrema, si può esprimere. C'è sicuramente un populismo di destra, un islamismo radicale, c'è l'America di Trump che non c'entra niente con quella di Roosevelt, per quanto l'America di Roosevelt sapesse benissimo che c'erano i campi di concentramento e non ha fatto niente. Gli Stati Uniti sono un paese senza memoria". E l'Europa "è caratterizzata - dice - da una liberazione della violenza, basta guardare una cartina e vedere quello che succede intorno a noi: la Russia è aggressiva, la Turchia è aggressiva, il mondo arabo è dilaniato, i nostri cugini americani, che ci hanno protetto per 50 anni, se ne sono andati. Bisogna stare all'erta".
    Mengele era un borghese di ottima famiglia, con grandi disponibilità economiche, un'ottima educazione, due dottorati: uno in medicina e un altro in antropologia ed è stato uno dei più efferati criminali del Terzo Reich. "Questo ci turba" dice Guez che ha voluto capire che cosa è successo dopo. Perché non è stato arrestato, processato. E "come si può vivere dopo aver messo a morte un numero di persone grande come la città di Bologna?" afferma lo scrittore che ha vinto il premio per il cinema tedesco per la miglior sceneggiatura con il film Lo stato contro Fritz Bauer, non vuole essere coinvolto alla sceneggiatura de 'La scomparsa di Josef Mengele', ma ha già in mente due attori per il ruolo dell'angelo della morte. "Sono tra i tre, quattro attori tedeschi conosciuti in tutto il mondo" dice sorridendo e sono aperti i giochi per indovinare. (ANSA).
   

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