Mendelsohn, l'Odissea e l'identità

Nel nuovo romanzo un padre, un figlio e un'epopea

 (ANSA) - ROMA, 20 MAR - DANIEL MENDELSOHN, UN'ODISSEA (EINAUDI, PP 307, EURO 20). L'Odissea "ci sollecita a porci la questione dell'identità. Chi è un uomo dopo che è stato via di casa per vent'anni? E' ancora lui, è cambiato? E come fai a sapere chi sei tu e chi sono gli altri. E' una questione attualissima". Daniel Mendelsohn compie un viaggio epico e personale e, attraverso la figura di Ulisse, si interroga sull'amore e sul rapporto padre-figlio, nel suo nuovo romanzo "Un'Odissea. Un padre, un figlio e un'epopea", nella traduzione di Norman Gobetti.

Il libro esce per Einaudi insieme alla nuova traduzione, a cura di Giuseppe Costigliola, del romanzo che lo ha reso famoso e lo ha fatto conoscere in Italia, il pluripremiato 'Gli scomparsi'. "Ulisse - dice all'ANSA Mendelsohn che vive in campagna, a due ore a nord di Manhattan - era un gran bugiardo, ma allora come facciamo a sapere chi è veramente? E' una figura della fiction, che gioca tutto il tempo sul confine fra verità, finzione e invenzione". Ed è proprio questo a non piacere al matematico Jay Mendelsohn, il padre di Daniel che a 81 anni affronta tre ore di viaggio da Long Island al Bard College per sentire il seminario sull'Odissea tenuto dal figlio nel 2011 e diventa il "leader dell'opposizione" al poema omerico mantenendo la sua posizione fino alla fine.

"Come ogni buon bugiardo Ulisse usa sempre la verità. Il che solleva un interrogativo epistemologico: come fai a distinguere la menzogna dalla realtà? Se mio padre ha resistito al fascino del testo è perché è un uomo di scienza ed è dunque convinto che realtà e verità siano conoscibili e descrivibili. Quindi, a parte il suo temperamento, è molto irritato da un personaggio come Ulisse e lo detesta prima e dopo. Ma io lo so che la letteratura è falsità basata sulla realtà e tutto sommato penso che anche la scienza richieda una certa fantasia e immaginazione. E' vero che X è uguale X, ma sono vere anche altre cose. E forse proprio questa equazione, questa mancanza di immaginazione è stata nociva per mio padre nella vita reale" sostiene Mendelsohn, che è critico letterario, studioso e docente di lettere classiche, ama l'opera e questo lo ha spinto a imparare l'italiano che parla piuttosto bene.
 A scrivere questo romanzo, dedicato alla madre, Mendelsohn, che è stato tra i protagonisti dell'ultima edizione di 'Libri Come' all'Auditorium Parco della Musica di Roma, ha cominciato sei mesi dopo la morte del padre. "Ma so per certo che lui sapeva che io stavo scrivendo e anche che avrei scritto qualche cosa sulle lezioni al Bard College, sull'Odissea e sulla crociera e questo mi conforta" sottolinea lo scrittore.

La crociera è quella verso Itaca che Daniel propone e fa insieme al padre per ripercorrere insieme i luoghi dell'epopea in un gioco tra realtà e finzione, appunto, dove Jay è Ulisse, la madre di Daniel è Penelope, lo scrittore è Telemaco, la ninfa Calipso è una delle sue professoresse e così via. "Questo per dire che la realtà illumina il mito, in questo caso, così come parallelamente il mito illumina la vita reale. E' stato questo lo spunto di interesse che mi ha mosso verso questo romanzo" spiega lo scrittore che parla di 'Un'Odissea' come di "una sorta di biografia di mio padre così come il poema omerico è una sorta di biografia di Ulisse". Anche nel suo primo libro, il memoir The Elusive Embrace (L'abbraccio elusivo), non ancora tradotto in italiano, Mendelsohn ha intrecciato l'analisi di un testo antico con la storia attuale. Il risultato è sempre trascinante e la lettura si può sviluppare su diversi livelli navigando attraverso il testo.

 "L'Odissea contiene moltissimi elementi che possono attrarre il lettore: la leggi da giovane e ti conquista per tutta la componente avventurosa, i mostri, le peripezie, sembra quasi protofantascienza, anzi lo è. La leggi quando sei più grande e ti accorgi che è un libro che parla di un matrimonio e del rapporto padri e figli. Per me, e lo si vede da questo romanzo, è un grande testo sulla famiglia che pone una questione che interessa tutti. Come fai a sapere chi sono i tuoi familiari, i tuoi parenti che ti sono legati dal sangue, visto che sono più vecchi di te, che non conosci tutta la loro storia, il loro passato?" sottolinea l'autore che torna a porre una questione sull'identità e sul viaggio dentro e fuori di se. "L'Odissea ha plasmato il mio modo di vedere le cose da scrittore ed è sempre una tentazione irresistibile per un autore dare vita a una narrazione di viaggio e/o di ricerca" dice ora Mendelsohn. 
   

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