Canzone italiana, Volare fu il big bang

Star, titoli-cult e identità nazionale nel libro di Castaldo

 (ANSA) - ROMA, 24 FEB - GINO CASTALDO, 'IL ROMANZO DELLA CANZONE ITALIANA' (EINAUDI STILE LIBERO, PP. 376, 19 EURO). Una cavalcata in settanta anni di storia d'Italia letti attraverso una lente fatta di note, parole e melodie che hanno scandito i passaggi cruciali della società e della cultura del Paese. A guidare il lettore in questa full immersion è Gino Castaldo, giornalista e critico musicale di lungo corso, con "Il romanzo della Canzone Italiana". A fare da sfondo il Festival di Sanremo, amato e odiato, ma palcoscenico imprescindibile per capire i gusti del pubblico e gli orientamenti dell' industria musicale.
    Tutto comincia il 1 febbraio 1958. All' inizio di quell'anno, scrive Castaldo, "tutto è pronto per cambiare... il compito di questa esplosiva rivelazione spetta a una canzone". A provocare il "big bang" della canzone italiana moderna è Domenico Modugno. Quella sera a Sanremo il cantante presenta "Nel blu dipinto di blu" e a braccia aperte invita tutti a "Volare". E' "un inno alla vita privo di sensi di colpa" e soprattutto, fa notare il critico musicale, "non era una canzone d'amore", a volersi immedesimare "non erano singoli individui ma un intero paese".
    Ovviamente, c' era stato un "prima". La rivoluzione imposta da Modugno con la canzone scritta con Franco Migliacci rappresentò il punto di svolta di una tradizione che affondava le radici nella canzone napoletana di fine Ottocento. "'O sole mio", poi portata al successo da Elvis Presley, con la sua versione a stelle e strisce, ne è il brano simbolo. Altro snodo, gli anni Cinquanta, dopo la tragedia della guerra, le novità americane del jazz e dello swing: La nascita della Repubblica è accompagnata da una "coltre lacrimevole di buonismo". Nel 1951 Nilla Pizzi vince Sanremo con "Grazie dei fior", in pochi anni si affermano titoli con colombe, mamme, papaveri e papere. Nel 1954, la nascita della Tv che in breve supererà la radio nel diffondere la musica per tutti i gusti. Swing, boogie woogie e echi di rock'n roll arrivano con Fred Buscaglione e Renato Carosone. Gli anni Sessanta vedranno gli urlatori come Tony Dallara, Adriano Celentano, Mina. Spuntano i juke box: sono 24 mila nel 1965 e 35 mila nel 1972. Ecco Genova e i cantautori - Gino Paoli (Sapore di Sale, del 1963), Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi. Sergio Endrigo è "il più impegnato" della prima generazione. E se il Celentano sa scuotere con "Il tuo bacio è come un rock" e "24 mila baci", negli anni della contestazione e delle tensioni sociali sorprende con la "crumira" "Chi non lavora non fa l' amore". Mina sconvolge con la voce inarrivabile, le doti di grande interprete e il comportamento contro gli schemi fino alla decisione di scomparire dalle scene nel 1978 e lasciare tracce solo con il canto. E ancora, Milano con Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Gianni Morandi, Rita Pavone, Caterina Caselli. La tempesta beat con i gruppi - Equipe 84, Dik-Dik, I Camaleonti, i Rokes, i Nomadi - che inventano il rock italiano partendo dalle cover di brani stranieri. Ecco i cantautori impegnati come Francesco Guccini e Fabrizio De Andrè.
    Nel 1967 è ancora Sanremo al centro dell' attenzione: Luigi Tenco, escluso dalla gara, si uccide. Del 1968 è "Azzurro" di Paolo Conte, la "canzone perfetta". Caso a parte è Lucio Battisti, autore con Mogol di canzoni fondamentali: un "cane sciolto" capace di arrivare al cuore del pubblico percorrendo strade nuove per stile e tecnica compositiva, e chiudendo dopo la rottura con il suo "paroliere", con album involuti impossibili da cantare. Gli anni Settanta segnano l' epoca dei Festival alternativi (Parco Lambro a Milano) e la nascita delle "radio libere", nuovo megafono per le canzoni in tutte le salse.
    L' elenco di star che hanno fatto la storia è lungo: Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Rino Gaetano, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Patti Pravo, Lucio Dalla, Pino Daniele, Mia Martini, Ivano Fossati, Franco Battiato, Gianna Nannini, Zucchero, Jovanotti, Ligabue, Vasco Rossi ("il re"). A rappresentare l' ultima frontiera è il rap.
    Il "romanzo" di Castaldo si ferma al 2000: tutto sembra pronto per una ulteriore mutazione. A raccontarla saranno ancora una volta musica e parole, seguendo la scia tracciata da quel brano mitico del 1958, l'esempio più clamoroso di canzone passata alla storia invece che per il titolo per l'urlo liberatorio del suo ritornello. (ANSA).
   

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