Luciano Fontana e Un paese senza leader

Racconta classe politica in crisi, tra retroscena e vie di fuga

 (ANSA) - ROMA, 20 FEB - LUCIANO FONTANA, 'UN PAESE SENZA LEADER. Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi' (Longanesi, Pag. 223, Euro 16,90) ''Diciamocelo con franchezza: anche se all'orizzonte spuntasse un leader, e al momento non se ne vedono, sarebbe subito neutralizzato da un sistema politico e istituzionale che sembra confezionato su misura per impedire l'ascesa di una nuova personalità e l'affermazione di una nuova prospettiva. Il compito di far sorgere o cadere i leader è assegnato a tutti fuorchè all'unico soggetto che ne avrebbe la legittimità: il popolo italiano nella sua veste di elettore''. E' l'immagine di un paese senza leader e materialmente sull'orlo del baratro che il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, descrive nel suo libro, appena uscito per Longanesi 'Un paese senza leader', appunto, arricchito dalle efficaci vignette di Giannelli che mette alla fine tutti su una barchetta nella folta capigliatura di un perplesso Paolo Gentiloni. Racconta Fontana, i volti della politica italiana, quelli che si confrontano in questa campagna elettorale, aspra come non si vedeva da tempo. Da Silvio Berlusconi, colui che non muore mai, come nella barzelletta con Massimo D'Alema voce narrante che lui stesso racconta divertito; Matteo Renzi ''il ragazzino'' che si è autodistrutto nella ''tempesta perfetta'' del referendum e che da 'simpatico' è diventato 'antipatico' non si sa neppure come; Matteo Salvini, con il suo piglio di capo e la ruspa come simbolo della sua politica; Grillo, Di Maio e gli altri della democrazia social dei Cinque stelle, con un vicende molto alterne che ''ne fanno il movimento più liquido e più gerarchico che sia apparso sulla scena politica''. Un clima generale di incertezza che domina la realtà politica oltre l'immagine televisiva, a cui in molti si aggrappano, e che va superata facendo passi in avanti in una direzione precisa, scrive Fontana, ''la responsabilità''. Fa un passo indietro l'autore, ''alle radici del male oscuro'', alla fine, alla frammentazione del sistema politico in una miriade di sigle in continuo movimento e con la dominante della ''pulsione autodistruttiva della sinistra italiana'', qualcosa che a suo avviso ''può essere affrontata meglio dalla psicanalisi che dalla politologia''. Alla radice c'è per Fontana appunto prima di tutto il sistema elettorale: ''Penso che, alla fine, un sistema maggioritario a doppio turno, che ha dato buona prova fino ad oggi nell'elezione diretta dei sindaci, fosse il migliore'', e spesso in queste pagine aleggia la figura di Macron, che con un sistema simile è stato eletto, e che nel sistema italiano, per ora, come spiega bene l'autore, non può che rimanere una semplice aspirazione. (ANSA).
   

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