Il coraggio del gelataio Tirelli

Storia 'dolce' di amicizia e altruismo nel buio della Shoah

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 18 GEN - TAMAR MEIR, IL GELATAIO TIRELLI.
    "GIUSTO TRA LE NAZIONI" (Gallucci, 15 Euro). È una storia 'dolce' che sa di fragola, cioccolato e cannella ma anche di coraggio e altruismo negli anni bui della Shoah quella raccontata da Tamar Meir nell'albo illustrato dedicato a Il gelataio Tirelli (Gallucci). Basato su fatti realmente accaduti, il libro racconta ai bimbi con un linguaggio semplice e con l'ausilio dei disegni di Yael Albert la storia esemplare di Francesco Tirelli, italiano emigrato in Ungheria che durante la seconda guerra mondiale nascose nel retrobottega della sua gelateria di Budapest 15 ebrei salvandoli dai nazisti. Una volta finita la guerra, Francesco ebbe come ricompensa la meravigliosa consapevolezza di aver compiuto "qualcosa di più grande e più dolce di qualsiasi gelato avesse mai fatto in vita sua". Tra le persone che trovarono rifugio nella gelateria, c'era anche Peter (Isacco) Meir, all'epoca un ragazzino appassionato di gelato e cliente affezionato di Tirelli, che, dopo la guerra, si è trasferito in Israele ed è diventato professore di chimica.
    Nel 2008 è stato proprio Peter a fare richiesta all'Ente nazionale per la Memoria della Shoah Yad Vashem di nominare il suo salvatore 'Giusto tra le Nazioni'. La richiesta è stata accordata ma da allora si stanno svolgendo le ricerche dei familiari di Tirelli per poter consegnare il riconoscimento personalmente. Cercarli è un obiettivo perseguito con impegno anche dalla nuora di Peter Meir, Tamar, che sentendo in casa il racconto di questa storia straordinaria ha deciso di raccontarla in questo libro. "I miei figli sono cresciuti con questa storia: il racconto del nonno in una gelateria è apparso subito intrigante ai loro occhi, solo dopo hanno capito che non era esattamente una storia poi così divertente. In Israele, i bambini sono sempre a contatto con l'Olocausto, ne vedono tracce dappertutto: non si può negare e non si può pensare di non parlarne con loro", racconta l'autrice in un'intervista all'ANSA, "ho capito che la vicenda accaduta al nonno era per i miei figli un buon modo per cominciare a parlare di questo argomento, anche se così hanno iniziato a scoprire quello che è successo agli ebrei, perché non è una storia di cattiveria ma quella di un uomo buono che ha scelto di fare del bene, e con un bel finale, ovvero proprio la nostra famiglia. Poi, quando cresceranno, studieranno anche le cose brutte e più complesse che sono accadute". "Ho pensato che se questa storia era stata utile per i miei figli lo sarebbe stata anche per altri bambini", prosegue, "una notte ho avuto l'idea di scrivere il libro, partendo proprio dal gelato. Le mamme stanno sempre attente a non far mangiare troppo gelato. E proprio dal gelato è venuta l'idea. Volevo iniziare con l'immagine di Francesco che in fondo era solo un bambino che amava il gelato". Sul valore e l'efficacia del Giorno della Memoria, in occasione del quale il libro viene pubblicato, la Meir non ha dubbi: "Proprio perché ci sono ancora oggi razzismo e violenza dobbiamo continuare col Giorno della Memoria e poi trovare anche nuovi modi per parlare di Olocausto", dice, "dobbiamo ricordare e essere consapevoli che la violenza è ancora nel mondo e che il pericolo è reale perché quello che è successo può accadere ancora". Anche i traduttori del libro, la giornalista Cesara Buonamici e suo marito, il medico ungherese Joshua Kalman, sono legati personalmente alla tragedia della Shoah: il padre di Joshua è l'unico sopravvissuto della famiglia Kalman ai campi di sterminio nazista, mentre sua mamma è rientrata in Ungheria dopo la detenzione in un campo con sua nonna.
   

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