5 stelle, analisi del non partito

Da Grillo a Casaleggio, Del Giudice racconta il MoVimento

 (ANSA) - ROMA, 15 DIC - MIMMO DEL GIUDICE, UN PAESE A 5 STELLE. IL NON PARTITO CHE PIACE AGLI ITALIANI (Armando Editore, pp. 208, 18 Euro). "Uno vale uno". Il popolo della Rete. La democrazia diretta che si fa con i click. I parlamentari che si chiamano "cittadini" e non "onorevoli". Il Direttivo, i meet up e Rousseau. Gli slogan al grido di "onestà!" e i proclami su come distruggere il sistema politico italiano fondato sui partiti per estirparne l'intrinseca corruzione e il malaffare.
    Da anni ormai abbiamo imparato a prendere confidenza con il MoVimento 5 stelle e le sue terminologie, un soggetto politico che, dopo la legittimazione popolare con l'ingresso nei palazzi del potere nelle elezioni del 2013, è entrato ufficialmente a far parte dei legislatori italiani. Al 'non partito' fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio il giornalista Mimmo Del Giudice dedica il suo libro-saggio Un paese a 5 stelle (Armando Editore), un'accurata e non certo lusinghiera analisi del MoVimento, vero fenomeno della politica degli ultimi anni capace di conquistare il voto e la fiducia di molti elettori ormai delusi da tutto e tutti. Ricco di dati, il libro ha il piglio dell'inchiesta, per provare a comprendere non solo come è nato ma soprattutto come è cresciuto e dove sta andando oggi il MoVimento. Per farlo Del Giudice inizia ovviamente dai ritratti dei creatori, il "garante" Beppe Grillo e il "guru" Gianroberto Casaleggio, scomparso nel 2016 e oggi "sostituito" da suo figlio, lo "scacchista" Davide. Accostato di volta in volta a Silvio Berlusconi, Juan Domingo Peron, Mao Tse-tung e perfino Benito Mussolini, è su Grillo (e sul suo essere 'padre-padrone' dei 5 stelle) che si concentrano gli strali di Del Giudice: l'autore infatti non manca di sottolineare del comico la sua attenzione al tornaconto personale e la consuetudine a dispensare moniti come se fossero 'vangelo'. Un consiglio a Grillo è di provare a uscire dagli slogan e di spingere i suoi a lavorare sodo e seriamente dentro le istituzioni. Del resto, soffermandosi sui protagonisti del MoVimento, da Di Maio a Di Battista, dalle sindache Raggi e Appendino al dissidente Pizzarotti, l'autore se da un lato riconosce in tutti la genuina voglia di cambiare il volto dell'Italia, non può non notare alcune pecche, come l'inesperienza e l'impreparazione, oltre a una certa superbia dei cittadini eletti. Ciò che è più grave però è la mancanza di democrazia del 'non partito', diretto e gestito nell'ombra, senza che ci sia davvero da parte degli iscritti la reale possibilità di modificarne alcunché. A meno che non si incontri il favore di Grillo, il quale con la sua presenza ingombrante, il suo piglio decisionista e la sua stessa statura di garante-dominus giustizialista (sempre pronto a espellere chi non si allinea) sembra non lasciare spazio alle critiche. Comunque la si pensi, in vista delle prossime elezioni il libro di Del Giudice può di certo rappresentare un buon punto di partenza e un approfondimento sui 5 stelle, uno dei fenomeni più discussi e controversi del dibattito pubblico italiano.
   

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