Donne e violenza tra musica e tv

Approfondita analisi di Giomi e Magaraggia in Relazioni brutali

(ANSA) - ROMA, 12 DIC - ELISA GIOMI e SVEVA MAGARAGGIA 'RELAZIONI BRUTALI. Genere e violenza nella cultura mediale' (Il Mulino, pag. 237, euro 23,00).
    Finché l'uomo sarà, nel linguaggio come nell'immaginario comune che viene rilanciato dai media, l'universale neutro, sarà difficile scardinare il diffuso punto di vista di inferiorità di genere nei confronti delle donne. Ci provano Elisa Giomi e Sveva Magaraggia che, nella puntuale analisi del volume Relazioni brutali, mettono sotto una lente capillare le parole e le immagini di tv, musica e la pubblicità - che addirittura ammanta di spirito glamour la violenza stessa - per spiegare come, nonostante la diffusa consapevolezza e i numeri stabili di un fenomeno tanto preoccupante quanto costante, il racconto del mondo sembra continuare ad essere rilanciato da uno sguardo maschile. "La maggiore visibilità della violenza maschile contro le donne - si legge nelle conclusioni del libro - si accompagna ad un'immutabilità qualitativa del fenomeno nel reale e a ricorrenze narrative molto pericolose nella sua restituzione mediale. Gli argomenti utilizzati per rappresentare e spiegare la violenza maschile contro le donne sono sempre gli stessi: una monolicità che segnala la compattezza del senso comune attorno a questa tematica". Quindi in un mondo che sembra cambiare in modo tumultuoso, in una realtà che invece rimane ancorata a canoni del secolo scorso - sotto accusa in primo luogo a loro avviso il binomio Eros e Thanatos - secondo uno schema che le autrici individuano in modo netto. "La prima configurazione in cui si iscrive la violenza maschile contro le donne - in contesti tanto diversi quanto i news media, la musica pop, le serie tv e la pubblicità - è quella di tipo patemico o passionale". Particolarmente impressionante, a questo proposito, l'analisi dei testi musicali dei rapper che contengono affermazioni di una violenza inaudita.
    Da Fabri Fibra a J-Ax, da Salmo a Emis Killa, ma anche da Battisti ai Modà fino a Mango volano concetti e parole di estrema violenza nelle rime di questi campioni d'incassi della musica, con video che raggiungono i 9 milioni di visualizzazioni su YouTube. Si ascoltano frasi come "le ragazze son così son tutte molto strane, si dividono in due gruppi: le mignotte e le puttane" (Fabri Fibra), tanto per fare un esempio di quelli morbidi. A difendere la categoria per fortuna c'è Anna Tatangelo, verrebbe da dire, perché le nostre autrici individuano diverse frasi in suoi brani che almeno si prestano ad una doppia lettura. Il fatto è che i brani di Noemi, Mannoia o Carmen Consoli che invece contengono situazioni di denuncia e riportano correttamente il punto di vista femminile in vicende violente non raggiungono i 9 milioni di visualizzazioni con la stessa facilità. Ed è questo forse il punto da cui partire per la prossima ricerca per le puntuali Giomi e Magaraggia che analizzano anche in modo originale il tema della violenza non contro ma delle donne, immagini di virago nella vita o nella fiction che però restituiscono inesorabilmente anche qui un punto di vista strettamente maschile del mondo.
    "La narrazione atrofizzata dei generi è presente anche in quei prodotti mediali che la letteratura definisce 'postmoderni' per il relativismo e l'ambiguità con cui affrontano questioni di ordine morale e legale. L'apparente paradosso narrativo può essere letto con un tentativo di salvaguardare un ordine tradizionale in un'epoca quella post moderna, dove tutto è diventato più fluido: un maschile e un femminile chiaramente riconoscibili sono gli ultimi due punti cardinali rimasti per orientarci nella complessità del presente". (ANSA).
   

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