L'amore nell'Islam tradito dagli Ulema

Ferial Mouhanna, "moderati" ancora inerti di fronte a terrorismo

(ANSA) - ROMA, 7 NOV - FERIAL MOUHANNA, ISLAM, AMORE O ODIO? (JOUVENCE, pp. 145, 14 euro) "Dio ha espresso il suo amore verso l'uomo e la donna usando bellissime metafore, che collocavano la donna in una posizione onorevole e dignitosa, ma gli ulema, servendosi di alcuni versetti circostanziali e di una valanga di detti del Profeta, deboli di referenza, poco attendibili, inverosimili (…) sono riusciti a cancellare tutte queste immagini coraniche generalizzando un linguaggio dispregiativo e umiliante verso la donna", ridotta a "serva che ha il compito di eseguire gli ordini del marito e di esaurire i suoi desideri". E' un passaggio del libro di Ferial Mouhanna in cui la sociologa e studiosa di islamistica affronta il tema di una "scomparsa" dalla letteratura teologica dell'Islam: la scomparsa di tutte le parti dedicate all'amore (nel senso più ampio del termine) nel Corano nei detti del Profeta, raccolti nella Sunna. Di fatto un "tradimento" del messaggio originario di Mohammad.
    La studiosa siriana, già docente di sociologia e semiologia dell'educazione all'università di Damasco, rilegge in un agile saggio il Corano e la Sunna alla ricerca del "sommerso", ossia di tutti quegli elementi in cui vi si parla dell'amore. Amore di Dio per l'uomo, che supera anche la giustizia: occhio per occhio e dente per dente sì, anche se, chiunque rinuncerà alla legge del taglione, "ciò gli varrà un'espiazione", dice una Sura del Corano tra le tante citate. Amore di Dio che non impone obblighi all'uomo ("nessuna costrizione nella religione); amore tra l'uomo e la donna (le donne "sono un abito per voi e voi siete un abito per loro") e tra genitori e figli. Ma anche l'amore della misericordia e della clemenza divina, e quello del perdono che prevale sulla punizione. E di un Dio che "ha categoricamente proibito ai suoi adoratori, compresi i Profeti e i Messaggeri, di esercitare qualunque forma di castigo contro quelli che lo hanno rinnegato". Un Dio clemente e misericorde, che per l'autrice resta tale anche nella controversa Sura del Pentimento o della Spada, quella in cui invita ad uccidere i politeisti, a meno che non si pentano, ma in cui, sottolinea l'autrice, raccomanda anche di "non usare violenza, di non aggredire per primi" e "combattere solo per legittima difesa". Come è dunque potuto accadere che l'islam appaia sempre più associato al fanatismo e alla violenza, e di islam si riempiano la bocca i terroristi del nostro tempo? E' il 'fiqh' dominante, ossia le interpretazioni e la giurisprudenza degli ulema, che ha condotto a questa rimozione, è la tesi di Ferial Mouhanna. Fiqh che ha ridotto gli insegnamenti del Profeta ad un complicato prontuario di atti 'halal' o 'haram' (lecito o proibito) nella vita quotidiana, impartito ai credenti con toni perentori ed intimidatori; che ne ha congelato l'interpretazione nelle cinque scuole giuridiche sviluppatesi nei primi secoli dopo la morte di Maometto, e che nemmeno il 'risveglio' del pensiero islamico del XIX-XX secolo ha saputo far uscire dal suo carattere 'oppressivo e medievale'. Nemmeno l'islam 'moderato' nel nostro tempo, sottolinea ancora l'autrice, sa far uscire il 'fiqh' dominante dal suo immobilismo e non ha il coraggio di compiere "una reale scelta di campo". Un islam moderato ma 'inerte', accusa infine la studiosa siriana, che sta contribuendo anch'esso a trasformare il terrorismo "in un micidiale strumento nelle mani di forze e potenze regionali e internazionali, palesi e occulte" per "provocare sanguinosi conflitto di stampo etnico, religioso e soprattutto confessionale". Per essere efficace, conclude infatti Ferial Mouhanna, la lotta al terrorismo "non può essere condotta senza un effettivo contributo da parte dei musulmani stessi". (ANSA).
   

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