Forattini Abbecedario della Politica

cinquant'anni carriera maestro satira. Come nasce una vignetta

  GIORGIO FORATTINI- ABBECEDARIO DELLA POLITICA (EDIZIONI CLICHY, PP, 256, Euro 19,90).

   Giorgio Forattini di ieri e di oggi da Andreotti a Cossiga, da Spadolini a Scalfaro da Craxi a Cossutta a D'Alema da Arafat a Sharon, da Carter a Clinton ai Bush, passando per Amato (topolino) Veltroni (bruco) Bossi (crociato), Prodi - curato di campagna fino ai più recenti Renzi (Pinocchio) o Trump - elefante.

    Nel volume 'Forattini Abbecedario della Politica' (della casa editrice Clichy) chi lo desidera potrà compiere un tuffo nel passato ma anche assaporare l'arte di come nasce una vignetta di Giorgio Forattini, 86 anni, romano, da più di cinquanta nel mondo del giornalismo, dell'editoria e di quella politica che sin dai suoi esordi a Repubblica, nel 1976, è stata il suo pane quotidiano.
    Anche se l'ha sempre vissuta con un certo distacco ma senza mai smettere di studiarla e di osservarne i suoi protagonisti, preferendo far parlare gli innumerevoli disegni e bozzetti realizzati in tutto questo tempo. Disinteressato, nel senso più alto del termine: se uno schizzo o un disegno non lo convincevano, li cancellava, li buttava, se ne disfaceva. Non c'è mai stato, in lui, alcun desiderio di accumulo, nessuna spinta alla raccolta di polverosi archivi personali, nessun retro pensiero vanitoso rivolto ai posteri. Nulla di tutto questo. Soltanto una gran voglia, quella sì, di rinnovarsi sempre, di stare al passo della cronaca, degli eventi e dell'attualità. Di registrare, con lucidità e sense of humor, il caravanserraglio della politica. È solo grazie allo scrupolo affettuoso delle persone che da tantissimi anni vivono e lavorano al suo fianco, che alcuni di questi preziosi schizzi e materiali di lavoro, assolutamente inediti, sono stati recuperati e conservati.
    E allora come nasce una vignetta di Forattini? In che modo la scintilla di un'idea prende corpo, vita e colore, fino a trasformarsi in un'immagine? Questo libro offre al lettore un'occasione. Quella di conoscere da vicino - e per la prima volta - l'officina creativa del maestro indiscusso della satira politica italiana. Il suo Abbecedario, infatti, oltre a presentarci i celebri personaggi tratteggiati in cinquant'anni di carriera - dalla A di Andreotti alla Z di Zaccagnini, passando per la O di Obama e di Occhetto e la P di Pertini e di Putin - ci mostra il dietro le quinte del suo lavoro: una serie di materiali originali - schizzi preparatori, disegni abbozzati, prove con pennarello - che hanno consentito alla matita più graffiante e irriverente d'Italia di inventare un mondo, di popolare il nostro immaginario: dal Bettino Craxi con gli stivali da Mussolini al Romano Prodi presentato come un curato di campagna, dal senatur Umberto Bossi-crociato al bruco Veltroni. Fino alle celebrities della cronaca più recente (l'elefantiaco Trump, il pinocchiesco Renzi, la taurina Camusso).
    Entrare nel laboratorio creativo di Forattini significa aprire uno scrigno che trabocca di idee, suggestioni, rimandi simbolici, letterari e linguistici. Significa, soprattutto, scoprire qualcosa in più del suo Metodo. Che è stato, e in fondo è sempre rimasto, lo stesso. Henry James la chiamava la divina fatica della creazione. All'inizio c'è uno schizzo a matita. Il tratto, avvolgente, morbido e quasi levigato, si fa via via più preciso, ripetuto e insistito, fino a che sulla carta non si materializzano, con straordinaria efficacia visiva, i contorni dell'immagine. Il personaggio, pensato nei suoi inconfondibili cliché fisiognomici, comincia a prendere forma. Forattini ci arriva per gradi, dopo aver sperimentato variazioni e azzardi.
    È superata questa fase che il bozzetto scompare, letteralmente, per lasciare spazio al segno più incisivo e chirurgico della penna. Con la quale viene completato il disegno. Il suo inconfondibile Giulio Andreotti nelle varie versioni de "Il potere logora chi non ce l'ha", per non parlare poi del suo Silvio Berlusconi con i tacchi, del suo Francesco Cossiga o di Bill Clinton in versione "macho", sono da anni nell'immaginario collettivo.
   

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