Caporetto 100 anni dopo di Alfio Caruso

Ripercorre l'Italia salvata dai ragazzi senza nome

(ANSA) - ROMA, 24 OTT - ALFIO CARUSO, CAPORETTO (LONGANESI, PP 328, EURO 18.60). A cent'anni dalla battaglia più ingloriosa della nostra storia, che il 24 ottobre 1917 vide il nostro Paese a un passo dalla resa, Alfio Caruso ripercorre in 'Caporetto' quei giorni drammatici in cui un numero esorbitante di contadini, operai e artigiani vennero mandati al massacro contro le mitragliatrici austriache. Nel libro, pubblicato da Longanesi, l'autore racconta gli errori, gli intrighi, l'angoscia per salvare i cannoni, bloccare i commandos del giovanissimo Rommel, ma mostra soprattutto come l'Italia sia stata salvata da ragazzi spesso rimasti senza nome, "sprofondati nell'oblio della Storia".
    Catanese, autore di sette romanzi, thriller politici e di mafia e di due saggi di sport con Giovanni Arpino, Caruso in 'Caporetto' fotografa uno degli episodi chiave della Prima Guerra Mondiale dal punto di vista politico, militare, ma anche umano e non dimentica i lati oscuri, le polemiche e dibattiti, il segno lasciato nei diversi strati sociali ma anche nell'arte e nella letteratura. "La difficoltà di giudicare Caporetto e i suoi protagonisti la racconta l'aspra polemica che nel dicembre '59 contrappone Monicelli e Gadda" sottolinea lo scrittore. E ricorda l'indignazione dell'autore de 'La cognizione del dolore', volontario a 22 anni nel quinto reggimento alpino, per il film 'La grande guerra' di Monicelli con Vittorio Gassman e Alberto Sordi, che considera "'sale' sulla ferita aperta della guerra".
    Il film trionfa nella sale, dopo aver vinto il Leone d'oro a Venezia ex aequo con 'Il generale della Rovere' di Rossellini, ma "il 10 dicembre nel periodico 'Settimo giorno', su sollecitazione del poeta Attilio Bertolucci, il papà del regista premio Oscar Bernardo, appare il lungo e dolente articolo di Gadda, 'Dal Carso alla sala di proiezione'". Monicelli piccato definisce Gadda "un vecchio trombone" e sottolinea che lo scrittore "'dimentica una scena fondamentale, che racchiude il senso del film" ricorda Caruso spiegando che si tratta di quella finale con la fucilazione di Sordi e Gassman. Ma il cuore del libro è il sacrificio e la disperata resistenza dei "ragazzi senza nome", di tutti quelli che nel momento più difficile tornarono indietro per non darla vinta al nemico consentendo di respingere, nell'estate del 1918, l'estrema offensiva e di avviare il contrattacco risolutore.
    "E all'improvviso tanti di coloro che erano scappati, tanti di coloro che avevano alzato le mani tornarono indietro per afferrare il fucile e combattere" scrive Caruso. Grazie a loro si evitò la disfatta definitiva.
    Nelle oltre 300 pagine del libro, pieno di dati, dettagli e descrizioni che lo rendono difficile da leggere tutto d'un fiato, anche gli intrighi della politica e della massoneria. Il ritratto di Cadorna, l'uomo sbagliato nel posto sbagliato, la sua controversa sostituzione con Diaz, gli errori strategici di Badoglio e il suo salvataggio. Aperto da 'Ma dov'è Trieste?' con l'arrivo a Biancavilla, in provincia di Catania, delle cartoline precetto per Alfio, figlio di un latifondista, e Ciccio, studente universitario grazie ai sacrifici della famiglia, il cui futuro sarà segnato da censo e ambizione, 'Caporetto' si chiude sul destino di questo paesino nella valle dell'Isonzo che oggi non appartiene più all'Italia, ma alla Slovenia. (ANSA).
   

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