Long, Charlotte nascosta in un armadio

Ispirato a fatti reali romanzo scrittore e politico uruguaiano

(ANSA) - ROMA, 18 OTT - RUPERTO LONG, 'LA BAMBINA CHE GUARDAVA I TRENI PARTIRE' (NEWTON COMPTON, pp 416, euro 12). Ha vissuto un anno in un armadio, ma non ha mai raccontato la sua storia di bambina in fuga con la sua famiglia di ebrei polacchi nella Francia del 1940. Finchè un giorno, di qualche anno fa, Charlotte de Grunberg, che oggi ha più di 80 anni e vive in Uruguay, conversando con un vecchio amico si è lasciata sfuggire delle frasi: "durante la guerra vivevo nascosta", "sono fuggita da Liegi" e la sua avventura è diventata un libro, ma a più voci: 'La bambina che guardava i treni partire'.
    L'autore di questo romanzo corale - pubblicato da Newton Compton, in corso di traduzione in 10 paesi e vincitore del premio Libro de Oro - è quel suo amico, l'uruguaiano Ruperto Long, ingegnere, scrittore e politico, nominato nel 2013 Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere dal governo francese.
    "Charlotte ha accettato di aprirmi il suo cuore, i ricordi dei luoghi dove era stata e dove non è mai voluta tornare. Una bambina di 8 anni che vive nascosta per tanto tempo ha una visione parziale delle cose che le accadono intorno e questo lascia ampio spazio di invenzione a uno scrittore, pur nel rispetto della verità dei fatti che lei ricorda e che lei pensava non interessassero a nessuno" spiega all'ANSA Long, che vive a Montevideo, come Charlotte, ed è venuto in Italia con il suo nuovo romanzo.
    In tre anni di ricerche e sopralluoghi, ricerca di testimonianze, Long ha raccolto anche una grande quantità di foto. Una parte di queste immagini accompagna ora le pagine del romanzo in cui si staglia la figura del padre di Charlotte, determinato a salvare la sua famiglia dalla deportazione. Si capisce anche l'importante ruolo che avevano i caffè per lo scambio di informazioni. "Erano una specie di social network dell'epoca da cui poteva anche dipendere la vita di una persona" dice Long. "Come in un album, non mi piaceva l'idea di mettere le fotografie tutte insieme in un inserto. Volevo che seguissero il racconto dei diversi personaggi della storia" aggiunge.
    Tra i capitoli più toccanti, il tentativo di raggiungere la Svizzera fatto dai Wins, come si chiama nel libro la famiglia di Charlotte, pagando degli uomini che li aiutino a raggiungere il confine, i cosiddetti passeurs, che invece li abbandonano nella "zona rossa", proibita, sotto il rigido controllo tedesco. "I passeurs sono come gli scafisti di oggi" racconta lo scrittore. Long mostra come era la vita nei Paesi occupati attraverso la voce di tanti personaggi: quella di Charlotte - che in Uruguay dove vive con il marito medico e il figlio e dove ha studiato, è diventata direttrice generale di una piccola istituzione che ha trasformato nell'Università privata più grande del Paese. Ma anche quella di suo fratello Raymond, con cui la bambina si nasconde nell'immondizia, tra i topi, durante le retate, e di tutti coloro che hanno conosciuto la famiglia Wins o che la hanno aiutata nella pericolosa fuga da Liegi a Parigi a Lione.
    "Alcuni sono reali, altri sono stati costruiti per mostrare come era la vita delle persone all'epoca. Tutti raccontano in prima persona, come in una confidenza. "Il modo in cui parla questa molteplicità di voci della stessa cosa, è ispirato alla seconda parte de 'I detective selvaggi' di Roberto Bolano" racconta Long. La storia parte da posti molto diversi e ci sono vari luoghi: Liegi, la Francia, la Polonia dove torna lo zio Alter nel tentativo di salvare i suoi familiari e invece finisce nel ghetto di Konskie e anche l'Africa del Nord. E poi ci sono i treni carichi di ebrei deportati che Charlotte guarda passare davanti ai binari.
    "La forza di questo libro, dall'inizio alla fine, è nella luce che lotta contro le tenebre. E' una storia molto bella di fede e fiducia, nonostante lo scenario tragico e forse è questa la ragione per cui ha conquistato molte persone" sottolinea Long che sta già lavorando a un nuovo romanzo il "cui tema centrale è il traffico di esseri umani, di donne". (ANSA).
   

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