Emilio Ortiz, il mio cane narratore

Scrittore spagnolo in Italia con Attraverso i miei piccoli occhi

Un cane può essere un grande narratore e mostrarci quanto possa essere potente il legame con gli esseri umani. E' quello che accade nel romanzo 'Attraverso i miei piccoli occhi' in cui lo spagnolo Emilio Ortiz, 43 anni, ipovedente e ora completamente cieco, ha dato voce al golden retriever Spock, suo cane guida.
    "Nel mio caso il cane mi garantisce la mobilità e l'autonomia personale. Ma in generale, nella nostra società, sempre più individualista, le persone colmano i loro bisogni affettivi con un cane, è meno problematico. Ma anche il cane ha bisogno di noi, è integrato nella nostra società e non potrebbe più vivere da solo. E questo vale anche per noi" dice all'ANSA Ortiz, che è originario dei Paesi Baschi e vive ad Albacete, vicino a Valencia, ed è in Italia con il suo romanzo che in Spagna ha avuto 5 edizioni in un mese e mezzo, pubblicato da Salani nella traduzione di Sara Cavarero.
    "E vorrei denunciare - aggiunge lo scrittore - chi abbandona gli animali. Farlo è un crimine orribile perché abbiamo bisogno uno dell'altro. Nel caso di un cane-guida questo è moltiplicato per mille. Non ci sono persone con cui passi 24 ore al giorno nella tua vita. Con un cane-guida succede e anche se il tempo passato insieme non ti fa per forza costruire legami più solidi, sicuramente aiuta a capirsi meglio". Spock, seduto accanto a Ortiz in questa trasferta italiana, che nel romanzo si chiama Cross, non ha prestato solo i suoi occhi a Emilio Ortiz, è "diventato una cosa sola" con lui, come dice lo stesso scrittore che è nato con una malattia progressiva, una retinite pigmentosa, che fa perdere la vista a poco a poco. "Conservo ricordi di alcune forme e colori.
    Dispongo di una banca preziosa di immagini" dice Ortiz che è completamente cieco dai 25 anni.
    "Il mio legame con Spock è così forte da arrivare alla telepatia. Non credo - racconta l'autore - a storie di magia, misticismi, ma a quello che ho vissuto. Ed è successo che io pensassi di uscire per andare in farmacia, e non ci vado ogni giorno, e Spock senza che io dicessi nulla, mi ha portato proprio in quel posto. E qualche volta è successo anche che io capissi le sue esigenze. Il nostro è un linguaggio non verbale, invisibile".
    Nel romanzo - in cui ogni capitolo si apre con la citazione di un brano musicale, un testo teatrale o un film più o meno amato dall'autore - troviamo Mario, un ragazzo cieco di 22 anni, che studia all'Università, ha il desiderio di realizzare un progetto di lavoro e di vivere la sua relazione di coppia, ma la sua vita è segnata dalla disabilità. "E' stato un modo per stabilire una specie di gioco, di nascondino, con il lettore.
    Non ci sono sempre le mie opere preferite, ma è un omaggio alla cultura" sottolinea l'autore. "Non ho mai pensato di scrivere un libro di rivendicazioni. Alcune cose me le hanno fatte notare i lettori. Ma spero che questo romanzo possa dare una spinta verso il raggiungimento dell'unica cosa che desiderano fortemente i disabili: integrarsi nella società. Tanti passi avanti sono stati fatti rispetto a 30 anni fa. Abbiamo l'educazione inclusiva, non la separazione tra disabili e persone normali, ma ci sono due cose fondamentali di cui la società deve rendersi conto: tutti i progetti e le leggi che ci sono devono essere finanziate e queste cose non dipendono solo dai politici, ma da noi cittadini, disabili e non. Noi dobbiamo dare l'esempio e le persone normali devono avere fiducia in noi, perché un disabile è dotato di molteplici abilità e sensibilità e può offrire molto ingegno e creatività" spiega Ortiz che prima di questo romanzo ha scritto micro storie e racconti. E ora sta lavorando a un nuovo libro, "il seguito di 'Attraverso i miei occhi', perché ho ancora molto materiale e me lo chiedono i lettori e anche a un nuovo progetto top secret" dice. (ANSA).
   

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