Perez-Reverte, il mio nuovo eroe Falco'

Esce 'Il codice dello Scorpione'

    (ANSA) - ROMA, 15 SET - ARTURO PEREZ-REVERTE, IL CODICE DELLO SCORPIONE (RIZZOLI, PP 332, EURO 20). Guarda in faccia la realtà senza fare sconti alle nuove generazioni e neppure a quelle che le hanno precedute, Arturo Perez-Reverte, che inaugura una nuova serie con il romanzo "Il codice dello Scorpione" in cui debutta un nuovo agente, l'amorale Lorenzo Falco'. Ex trafficante d'armi, spia franchista che non ha religione, Falcò ama il pericolo e le donne.
    "Con Falcò ho voluto presentare un eroe senza ideologia, se non il proprio interesse, dove il conflitto e il personaggio sono un'avventura, non una questione ideologica" dice il giornalista-scrittore che ha già pronto il secondo libro della serie, in uscita il prossimo ottobre in Spagna e ha terminato da poco il terzo. "Tre sono sicuri, poi vediamo se sarà più di una trilogia" annuncia e spiega che "non è finita neppure con il Capitano Alatriste", protagonista di sette libri, che è l'opposto di Lorenzo Falcò. "C'e' una differenza fondamentale fra i due personaggi: Alatriste ha avuto fede, ha creduto in parole come Dio, patria, bandiera ma la sua vita lo ha spogliato di queste parole. E' uno spogliato. Falco' e' un perfetto figlio di puttana fin da piccolo, non crede in nulla se non che la vita sia un'avventura, e' machista, violento, ma quando trova dei veri valori nelle persone, le rispetta" racconta Perez-Reverte.
    "Bisogna ricordare pero' - aggiunge - che e' un personaggio del '37, non possiamo confrontare il suo sguardo con quello di un uomo del 2017". Lo scrittore ci tiene anche a precisare: "non sono ne' Altriste, ne' Falco ma il mio sguardo sul mondo assomiglia al loro e tutta la mia vita di romanziere e' una lotta per evitare di essere troppo presente nei miei personaggi".
    Falco' non e' comunque un personaggio inventato, letterario: "Lo ho conosciuto. Quando parlo di morti e uccisioni parlo di cose personali, che ho visto con i miei occhi in 21 anni da reporter di guerra. Falco' viene dalla mia memoria, viene dalla mia stessa vita e questo gli da un elemento in piu' di realta' di cui sono soddisfatto" dice Perez-Reverte che e' arrivato alla professione di reporter dai libri ("per vedere se quello che raccontavano era vero. Davanti all'orrore leggevo le Vite di Plutarco") e alla fine ai libri che "non sono di memoria, ma la mia memoria", e' tornato.
    Ambientato nel 1936, nei giorni della guerra civile spagnola, "Il codice dello scorpione" mette in discussione anche la visione di questo scontro. "C'e' un nuovo sguardo sulla guerra civile spagnola, molto manicheo. Una guerra di militari cattivi contro il popolo buono, ma gli scontri civili sono più complessi e non c'e' bisogno di spiegarlo a un italiano" spiega Perez-Reverte, 66 anni, che dal 2003 e' membro della Reale Accademia di Spagna e ha visto i suoi libri tradotti in 40 lingue.
    Per 21 anni reporter di guerra, ora scrittore che attinge ai ricordi delle tante e terribili cose che ha visto "il peccato della nostra generazione - dice - e' non aver educato i giovani alla complessità. Oggi quello che muove le idee sono i tweet, ma il mondo non si può riassumere in 140 caratteri. Ci vogliono uguali nella mediocrita'. I ragazzi esigono etichette facili, il bianco o il nero, non amano le sfumature. Li abbiamo educati a questo. Il mondo in cui siamo cresciuti noi e' destinato a morire". E incalza lo scrittore, che è stato ospite dell'ultima edizione del Festivaletteratura di Mantova: "la nostra e' una battaglia persa, non la vinceremo anche se ognuno di noi fa la sua piccola battaglia di retroguardia. Dovremmo educare i nostri figli in questo mondo complesso e confuso a pensare come i greci, lottare come i troiani e morire come i romani" sottolinea e aggiunge che "l'Europa e' andata a farsi friggere e che Roma, come modello dell'impero d'Occidente, convinta di poter trattare con i barbari, merita di essere distrutta". (ANSA).
   

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