Hellen Phillips, mia burocrate tra reale e magico

Al festival il debutto italiano della scrittrice americana

Indaga qualcosa di segreto e si muove tra reale e magico 'La bella burocrate' (Safarà editore) di Helen Phillips che con questo romanzo si fa conoscere in Italia.
    "Il confine tra possibile e impossibile, tra reale e immaginario mi interessa molto. Amo 'Cent'anni di solitudine' di Gabriel Garzia Marquez e mi ha fortemente influenzata nella mia scrittura" dice all'ANSA la Phillips al suo arrivo a Mantova nel giorno d'apertura del Festivaletteratura.
    Narrazione che mescola diversi generi, tra la fiaba nera e il thriller, 'La bella burocrate' si apre con l'immagine di un intervistatore senza faccia, ci porta in un mondo claustrofobico, indaga nei rapporti di coppia, con la sparizione di un marito, nel destino, nei database e nella burocrazia, ma quello che cerca è calore e bellezza.
    "Un mio amico ha parlato di questo romanzo come di un thriller esistenziale e mi sembra la definizione giusta perchè non mi interessa creare tensione ma porre domande esistenziali. In questo senso c'è una contaminazione di generi" spiega la scrittrice, 35 anni, originaria del Colorado, che vive a Brooklyn, dove insegna, con il marito e due figli.
    E proprio Brooklyn potrebbe essere la città indefinita dove è ambientata la storia. "La claustrofobia è una condizione canonica per gli eroi dei romanzi esistenziali ma, al di là della storia, volevo dare corpo alla claustrofobia esistenziale" spiega. L'ufficio, in un edificio senza finestre di un remoto quartiere, dove Josephine inserisce una serie infinita di numeri in un programma conosciuto come Database, "è un luogo esistenziale - sottolinea la Phillips - che rappresenta la nascita e la morte e quello che riusciamo a fare in mezzo.
    Quello che è claustrofobico è proprio la nostra vita e la questione che sollevo è: come riusciamo a trovare calore e bellezza in questa claustrofobia?".
    Autrice di due raccolte di racconti e di un libro per bambini, Helen Phillips, vincitrice dell'Italo Calvino Prize in Fabulist Fiction, che con 'La bella burocrate' si è imposta all'attenzione della critica e si fa scoprire nel nostro Paese, è stata paragonata a Murakami dalla stampa americana. "Sono molto felice perchè amo i suoi libri. E' stato molto importante per me nella ispirazione a costruire un mistery dai temi surreali. C'è stato un interesse per fare un film da questo libro ma non è andato in porto. Il mio sogno è poter scrivere la sceneggiatura o per un film o per una serie tv. Mi piace scoprire nuovi generi, si vedrà" racconta l'autrice. Josephine, neo assunta che si muove tra indecifrabili documenti, sente crescere la sua inquietudine che si fa più forte quando sparisce inspiegabilmente suo marito. "Sono interessata - dice la scrittrice - alla dimensione di simultanea vicinanza e incredibile lontananza che caratterizza l'amore. L'amato è sempre misterioso". Il finale della storia è aperto perchè "non posso dire - spiega - se è la magia a dettare i nostri destini o se sono già determinati anche se ad alcuni critici non è piaciuta questa imponderabilità. Quello che posso affermare è che è facile dire che la bella burocrate è Josephine o la sua collega. In realtà lei è una manifestazione di Dio o del destino" spiega la Phillips addolorata per la vittoria di Donald Trump - "una persona che manca - dice - di etica e di empatia" - nel suo paese.
   

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