Meo, la Conservazione della specie

Il nuovo libro nel segno di un realismo che rasenta il silenzio

BALDO MEO, CONSERVAZIONE DELLA SPECIE (Stampa 2009, pag. 69, euro 11,00).
    Maurizio Cucchi nella bella introduzione all'ultima raccolta di poesie di Baldo Meo, scrive che l'autore ha ''qualità che ne fanno una delle voci di più solida e non effimera presenza nella generazione dei nostri poeti nati nei secondi anni Cinquanta, ormai giunti oggi, alla piena maturità espressiva come è evidente ed emblematico, in questa Conservazione della specie''.
    Alla giusta considerazione di Cucchi si arriva alla fine della lettura del volume, arricchito anche di una postfazione di Roberto Deidier. Del resto l'effetto che sicuramente l'autore persegue con efficace accanimento è proprio quello dello straniamento, e solo a leggere i titoli dei capitoli si rimane vagamente interdetti: Il legno del pavimento, Il lavoro quotidiano, La donna, il fiore, la casa, Distanze, Tutto sommato. Tracce di vita quotidiana che affiorano in modo insistente, quasi esibito, in quell'alone di sospensione che ammanta tutto di una particolare sensazione di silenzio che conquista il lettore fino a prenderlo per la gola. Gesti minimi, impercettibili, l'arte del particolare insignificante che poi diventa sostanza stessa dell'esistere: ''Per lunghi anni ho guardato/ fuori dalla finestra/ appena sveglio la mattina -/più per abitudine,/ per una forma di saluto,/ per prepararmi al clima./ Ancora oggi alzo le persiane/ prima di ogni cosa -/ guardo in strada, guardo in cielo/ e non mi aspetto nulla''.
    Ecco, la meraviglia del non aspettarsi nulla è il filo conduttore del bel libro di Meo che persegue una forma di delicato iperrealismo, e non a caso viene citata l'opera di Hopper a cui sono anche dedicati alcuni versi: ''Rosso cupo o giallastre riposano al sole/ e di lato hanno un piccolo orto,/ con piante di frutto e fiori,/ contornato da reti rugginite./ La madre controlla i panni stesi,/ la bambina gira in triciclo,/ il sole è quasi al tramonto./ Un'auto ha appena parcheggiato''.
    Nella brevità delle composizioni ''a volte a un passo dell'epigramma'' tutta l'intensità significante del quotidiano insomma, e appunto La conservazione della specie che ''passa anche attraverso la riduzione, che è sempre, anzitutto un effetto della lingua: il silenzio''. (ANSA).
   

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