Valentino Zeichen, le poesie più belle

Ad un anno dalla morte una scelta di versi per Fazi

 (ANSA) - ROMA, 18 AGO - VALENTINO ZEICHEN, LE POESIE PIU' BELLE (FAZI EDITORE, pag. 233, Euro 15,00). Lieve e greve la poesia di Valentino Zeichen, capace di neoclassica purezza e di carnalità barocca nella sintesi di un verso. Un'occasione per rileggerne alcune delle pagine più accattivanti è l'antologia che propone Fazi per questi giorni estivi, fantastica per i lettori da ombrellone più esigenti, perfetta per quelli settembrini in genere più riflessivi. Bene hanno fatto a questo proposito a mettere anche i bellissimi versi di 'A Dominique', tratta da quel capolavoro che è 'Museo interiore' del 1987 dedicata proprio all'evento cuore dell'estate, estasi di tutti i poeti: ''Mancano poche ore all'evento!/ è la notte di San Lorenzo./ Dopo lunga indifferenza al cielo,/ nella ricorrenza/ vorrei prendere al volo/ una stellina cadente,/ come si faceva da bambini/ con le intermittenti lucciole,/ e farne un fermacapelli/ per quella tua chioma di cometa/ che il vento spettina/ rovinandoti la permanente''.
    Zeichen, scomparendo il 5 luglio dello scorso anno ha lasciato decisamente un vuoto, perchè la sua vena era capace di sfumature in evidente contraddizione che raramente la poesia italiana è stata capace di toccare. Lui stesso era un ossimoro vivente. Qui sono stati raccolti versi scelti dalle sue raccolte, aperti da una poesia inedita dedicata a 'Elido e Alice, Sposi'. Vanno da Area di rigore del 1974 e Poesie di avviamento, fino a Pagine di gloria del 1983, Museo interiore del 1987, Gibilterra del 1991, Metafisica tascabile del 1997, Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (200), Meomarziale (2006), Aforismi d'autunno (2010), Casa di rieducazione (2011). Chiude la poesia inedita 'Le nuvole del Madagascar (Per Giulio Querini)': 'Da sempre i pittori scontrosi/ si lagnano delle modelle/ nella fattispecie nuvolose/ che evaporano dalle pose/''. Così le sue di modelle, le donne che popolano i suoi sogni, spesso apparizioni fugaci, ma capaci sempre di lasciare un segno forte, come La sumera che diede il titolo al suo unico, ultimo, tragico, romanzo. E sullo sfondo Roma, non solo luogo delle sue scorribande sempre un po' zingare, nel triangolo tra Piazza del Popolo, la via Flaminia, Villa Borghese e il polo dei museo, tra la Galleria Nazionale d'arte Moderna e Villa Giulia, il Foro italico. Un luogo monumentale, in un poesia senza monumenti, dove l'uomo passa come un fantasma di luce, portatore di verità anche lontane dalla poesia, come la scienza e la tecnica o la geopolitica.
    Poesia per prendersi le sue piccole vendette, per rispondere per le rime ai critici, per mettere a posto gli oggetti della quotidianità, per raccontare quella mondanità caciarona a cui amava partecipare con il sorriso sornione di chi la sa lunga. E che ora rimane di Zeichen, come fosse quello del gatto di Alice nel paese delle meraviglie. ''Al sonno affido le mie spoglie/ per essere tumulato/ nel sacrario del sogno''.(ANSA).
   

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