Pennac, torna Malaussène e continua

Scrittore in Italia con 'Mi hanno mentito' farà reading a Torino

(DANIEL PENNAC, 'IL CASO MALAUSSENE - MI HANNO MENTITO', FELTRINELLI) I Malaussène sono tornati e non se ne andranno presto. Sono invecchiati ma sono sempre una tribù e Benjamin è ancora capro espiatorio alle rampantissime Edizioni del Taglione. I tempi però sono cambiati e anche la colorata famiglia che avevamo lasciato con la 'Passione secondo Therese' nella Belville di vent'anni fa, nel nuovo atteso romanzo della serie cult di Daniel Pennac, 'Il caso Malaussène - Mi hanno mentito' (Feltrinelli), deve fare i conti con aggressività, violenza e paure inimmaginabili agli esordi della saga pubblicata in Italia da Feltrinelli tra il 1991 e il 1999.
    Se è vero, come dice Pennac, che 'i romanzi rispecchiano quello che siamo', anche i Malaussène vivono in questo "periodo molto strano in cui abbiamo paura dell'immigrazione, del Sud, dei poveri. Ma questa Francia del 2017 da chi è abitata? E chi ha fatto la Francia del XX secolo?" sottolinea lo scrittore che in questi giorni, all'indomani del confronto tv tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron in vista delle elezioni presidenziali in Francia, sta girando l'Italia per festeggiare il ritorno dei Malaussène. Il minitour partito il 1 maggio da Napoli, con tappe a Roma, Bassano del Grappa e poi Milano, si concluderà al Salone del Libro di Torino dove il 18 maggio, al Grattacielo Intesa Sanpaolo, sarà presentato in anteprima il reading teatrale tratto dal romanzo, con in scena Pennac. "La Francia del XX secolo è stata costruita con milioni e milioni di persone immigrate" dice Pennac citando i movimenti migratori dal 1910 in avanti e ricordando: "nel 1969 quando sono arrivato a Parigi abitavo nel V arrondissement, quello degli studenti e dei professori. Quando uscivo per strada mi sembrava di incontrare me stesso. 'Sono dovunque' mi dicevo e così diventi pazzo". Allora, continua, "sono fuggito nel XX arrondissement che era già di immigrazione. Gente di tutti i colori e di qualsiasi mestiere. E ho pensato: ecco, sono finalmente a casa mia, perché non conosco nessuno e avrò tempo di conoscere tutti. E i Malaussène di questo rendono conto".
    Pieno di peripezie, colpi di scena, con uno stile scoppiettante, 'Mi hanno mentito' mette in scena il rapimento del supermanager Georges Lapietà, per cui sarà chiesto un enorme riscatto da distribuire ai poveri e vede uno scrittore, Alceste, rappresentante di quella categoria definita nel libro degli autori "veve" che parlano solo in nome della verità vera.
    Rapimento e pubblicazione del libro per le Edizioni del Taglione vedranno coinvolto Benjamin. "Qualsiasi persona sia abitata da una convinzione unica, politica, religiosa, per me diventa buffa. Mi fa ridere. Alceste è uno di questi autori di autofiction. Per tutta l'adolescenza gli hanno rotto le palle con i Malaussène che lui odia, ma ci deve convivere perché ora Benjamin si occupa di lui per le Edizioni del Taglione" sottolinea Pennac. "Il personaggio principale di questo romanzo è il caso" spiega poi lo scrittore, grande affabulatore che ama perdersi nelle storie e cita Vladimir Nabokov per come entra il caso nei suoi romanzi e Cechov che "adorava la gente senza farsi illusioni. Lo capisci leggendo la sua corrispondenza. E forse per quanto riguarda le relazioni sono stato influenzato dal drammaturgo russo". "C'è in Malaussène - spiega - una cosa che a me piace nella vita, le tribù e il senso della durata. Io invecchio ma mi piace voler bene alle stese persone per 40 anni di fila" sottolinea.
    In questa nuova avventura, Benjamin osserva il proprio tempo anche dall'altipiano del Vercors che è "il contrario assoluto di Belville".
    E ora che è tornata, l'allegra famiglia resta. "Giuro che continua" assicura lo scrittore. 'Mi hanno mentito' è infatti il primo di due volumi de 'Il caso Malaussène'. "I libri circolano attraverso l'affetto e si passano così di generazione in generazione" spiega Pennac. (ANSA).
   

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