I 'cieli celesti' in poesie Damiani

Libro in versi dove trova spazio il dialogo e la narrazione

(ANSA) - ROMA, 24 FEB - CLAUDIO DAMIANI, CIELI CELESTI (FAZI, PP 163, EURO 18). Guarda in alto, verso il cielo azzurro, verso le cime. Pensa alla materia, alla vita, alla natura, al verde, come se volesse portare dentro di sé il respiro di quello che ci circonda Claudio Damiani, tra le voci poetiche più originali del nostro tempo, nella sua nuova raccolta che si chiama 'Cieli celesti', da una poesia di Beppe Salvia. Pubblicato da Fazi editore è un libro in versi dove trova spazio anche la narrazione, in cui il pensiero filosofico si apre all'orizzonte della scienza e l'essere umano è un nucleo di energia, un "quanto di tempo". La raccolta - protagonista a Roma di un reading con Nanni Moretti e Piera Degli Esposti, che ha avuto un'enorme e inaspettata partecipazione di pubblico per la poesia - unisce la forza contemplativa alla chiarezza espressiva, con il ritmo di un dialogo. "Questo cielo, come sarebbe difficile/spennellarlo, voglio dire dipingerlo,/sarebbe un'opera difficilissima/e invece ecco, apri la finestra/e te lo ritrovi qui, bell'e fatto", scrive l'autore. Damiani - che vive a Rignano Flaminio, vicino a Roma, ma è originario di San Giovanni Rotondo dove è nato nel 1957 ed è autore di raccolte poetiche come 'Attorno al fuoco', 'Poesie', 'Il fico sulla fortezza' e vincitore di numerosi premi tra cui il 'Montale', il 'Camaiore' e il 'Brancati' - si rivolge agli uomini, agli animali, alla natura, al sole "stella generosa" che vorrebbe baciare, a un universo che ci sovrasta e a volte spaventa. "Pensiamo sempre che la materia venga prima della vita, e se fosse il contrario?" chiede. E ancora: "Guardiamo un albero abbarbicato sul picco di una roccia. Albero e roccia ci sembrano due cose totalmente diverse, ma è poi veramente così?".
    E in tutto questo vede un disegno di continuità del nostro essere: "quando ero piccolo già sapevo/che non era possibile che non ero esistito/prima che nascessi" e ci sono anche dei testi-intervista in cui immagina che gli venga chiesto: "al punto della vita in cui lei è giunto, ci dica, in poche parole, cosa ha capito". Damiani risponde che "il rispetto e la cura, la visione, contemplazione e amore degli esseri è la nostra unica vera felicità". Anche il tempo nei versi di Damiani diventa infinito e la morte fa parte di questo disegno. "Presente e passato convivono nel presente. E il tempo in ogni istante è una parte e insieme il tutto" dice Damiani che invita a vivere al massimo delle nostre possibilità: "e col sole prendo quest'aria tenera/la respiro tutta/e non ne lascio niente./Prendo i tuoi baci, cielo/e non ne rifiuto nessuno". (ANSA).
   

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