Un poeta e un macellaio, storia coreana

Duro noir storico di Jang-myung Lee su occupazione giapponese

(ANSA) - ROMA, 15 MAR - JANG-MYUNG LEE, ''LA GUARDIA, IL POETA E L'INVESTIGATORE'' (SELLERIO, pp. 390 - 16,00 euro - traduzione di Benedetta Merlini).
    Yun Dong-ju è un grande poeta coreano nato nel 1917 e morto nel 1945 prigioniero dei giapponesi, che occupavano il suo paese, nella terribile prigione di Fukuoka. Tre anni dopo vengono pubblicati suoi versi col titolo ''Cielo vento stelle e poesie'', ma per conoscere la storia della sua fine si dovette aspettare il 1982, quando vennero resi pubblici alcuni documenti secretati che attestano la condanna dello scrittore e la sua attiva partecipazione al movimento per l'indipendenza della Corea. Un personaggio vero quindi, attorno al quale nasce questo romanzo ''frutto di pura invenzione narrativa'', in cui si attribuiscono ''a personaggi realmente esistiti una personalità fittizia'', come spiega l'autore, noto scrittore coreano. Un romanzo costruito come un vero thriller con una vittima, un assassino, un movente e un'indagine che si conclude solo alla fine, svelando la verità dei fatti, il tutto all'interno della vita di un carcere politico duro, dove si muore per le violenze e le torture subite, condotto dai giapponesi, che hanno tolto la libertà alla Corea e cercano anche con la violenza di cancellarne l'identità e la lingua, cominciando dai nomi dei prigionieri cui ne viene assegnato uno nuovo, giapponese. In questa situazione estrema, la suspance e il clima teso del libro derivano da un clima generale di violenza, dalla lotta dura tra prigionieri giudicati ribelli e i loro carcerieri, come dalla guerra tra gli occupanti giapponesi e la resistenza coreana fuori delle mura di Fukuoka. Il morto, il petto squarciato, impiccato con una corda a una trave del soffitto e le braccia spalancate legate a una balaustra, è una guardia giapponese, Sugiyama Dozan, soprannominata Il macellaio per la sua ferocia, ma assieme amante della musica e con una fama di uomo sensibile. La vittima svolgeva anche lavoro di censura, sequestrando e distruggendo i libri giudicati sovversivi anche solo perché scritti in coreano e epurando le lettere che i prigionieri scrivevano a casa, sempre con attenzione a cancellare ciò che fosse scritto non in giapponese. Di tutte le lettere che quasi in un anno Dong-ju scrisse a casa, solo una venne recapitata. Il libro figura essere il memoriale, scritto dopo la fine della guerra, dopo le bombe su Hiroshima e Nagasaki, di Watanabe Yuichi, colto studente giapponese ora prigioniero degli americani e che la guerra aveva travolto e costretto a diventare una guardia carceraria, che al momento della macabra scoperta, venne incaricato di trovare il colpevole. Questo personaggio che non ha perso le sue umane sensibilità, trovandosì così diviso tra l'amore di patria e l'orrore per le torture che lui stesso si trova a infliggere, fisiche e psicologiche, arriverà a scoprire la storia particolare del Macellaio, ragazzo orfano e analfabeta che attraverso lavoro e carriera riscatta la propria esistenza e che, quando si trova davanti un prigioniero poeta, ne subisce per certi versi il fascino, dando vita a un ambiguo e curioso legame con questa persona che sa lavorare con le parole, ne conosce il valore, le difende e sa tenerle a mente, sa nasconderle e renderle tanto leggere da essere libere. Anche la guardia che indaga resterà sedotto dai molti confronti e interrogatori col poeta coreano, sentendosi costretto a un dialogo che tratta di poesia, letteratura e, inevitabilmente, di libertà, per coloro, vittime e carnefici, egualmente prigioniere entro le mura insanguinate di Fukuoka.
    Della prigione di Fukuoka oggi non esiste più traccia, al suo posto è nato un quartiere residenziale, e il romanzo di Jung-myung riesce a ricordarne la storia con la forza della verità che nasce dalla letteratura, dalla poesia spesso più che dalla realtà e la memoria. Del resto tutta la vicenda gialla che ricostruisce e crea si incentra attorno al valore della lingua, al potere della poesia stessa che sola può restituirci quel che altrimenti andrebbe perduto, che è salvifica soprattutto nei momenti più duri e terribili.
   

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