1946, l’anno che cambiò il mondo

Sebestyen spiega un dopoguerra di malintesi e idee in conflitto

(ANSA) - ROMA, 10 MAR - VICTOR SEBESTYEN, 1946. LA GUERRA IN TEMPO DI PACE (Rizzoli, pp.494, 28 Euro). Quattro continenti, una finestra temporale di circa un anno, e una impressionante serie di eventi che cambiarono la vita di milioni di persone e con essa anche il destino della modernità, tra cui, il 10 marzo, il voto per le donne in Italia: è l'orizzonte in cui si muove il giornalista, storico e scrittore ungherese Victor Sebestyen nel suo libro "1946. La guerra in tempo di pace" (Rizzoli), un'opera imponente che è frutto di viaggi, ricerche approfondite e incontri rivelatori in varie parti del mondo. Al centro dell'opera il 1946, un anno dal quale è impossibile prescindere se si vuole comprendere la complessità geopolitica del presente.
    Il punto di partenza dell'intera analisi proposta dall'autore è una domanda che può apparire banale ma che in realtà nasconde più di un motivo di riflessione, ovvero: quando comincia una guerra, e quando finisce? La risposta superficiale legata all'anno in cui viene siglato l'accordo di pace (nel caso specifico, il 1945) non restituisce la complessità sociale che una guerra lunga e sanguinosa inevitabilmente implica. Infatti, il secondo conflitto mondiale non terminò in modo istantaneo, ma lasciò dietro di sé una scia terrificante di macerie, materiali e umane: le città distrutte, e con esse decine di milioni di profughi, sopravvissuti e prigionieri che patirono la fame e le malattie, ma anche la violenza distruttrice e cieca dei vincitori in cerca di vendetta. Anche la struttura politica dovette ricostruirsi: dal momento che i pochi imperi europei sopravvissuti al primo conflitto mondiale mostravano la corda, e così dagli imperialismi dinastici si passò a quelli ideologici, il mondo si divise in due blocchi. In seguito alla disfatta di Hitler, gli accordi postbellici determinarono nuovi equilibri (non necessariamente equilibrati) con dissidi tra gli stessi Alleati che avevano vinto la guerra: è proprio in un anno di strutturale transizione che nacquero le condizioni che portarono dalla guerra "calda" fino al 1945, alla Guerra Fredda, con la netta contrapposizione tra gli Usa e l'Urss del dittatore Stalin. Scritto con un linguaggio chiaro e brillante e con un evidente piglio appassionato - l'autore usa il libro, in un certo qual modo, per ricercare anche le proprie radici in quanto "fuggito dalla tirannia dietro la Cortina di Ferro", spiega nell'introduzione - questo poderoso saggio racconta in modo dettagliato vicende storiche e aneddoti, permettendo a chi legge di avere un quadro esaustivo di ciò che successe nell'immediato dopoguerra. Roosevelt e Truman, Churchill, Stalin e Mao, ossia quelli che all'epoca erano i potenti della Terra, sono solo i nomi più noti di un libro che mai dimentica di mettere a fuoco, con acume e obiettività, l'operato dei "decisori" con ciò che come conseguenza accadde nella vita quotidiana dei singoli popoli. Di nazione in nazione, Sebestyen ripercorre la nostra storia focalizzandosi sull'Europa come teatro principale di un insieme di malintesi e idee in conflitto, di azioni di governo non sempre giuste e di tante disperazioni: fatti che è giusto rileggere con la giusta distanza ma sempre con spirito critico, non solo perché gettarono le basi del mondo moderno, ma perché in essi possiamo scorgere i "semi" di quell'Unione Europea di cui oggi dibattiamo e sul cui senso ancora ci interroghiamo.
    (ANSA).
   

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