Baratta, cultura è assumere rischi

Presidente indica linee guida prossimo quadriennio

 Della prima visita alla Biennale d'arte, negli anni '70, ha il ricordo "di una cosa un po' rattrappita anche se generosa" Una "corsa di sfuggita, fatta con amici durante una visita a Venezia", dice Paolo Baratta, rilevando di aver sempre avuto l'impressione che per la Biennale "sia stato molto difficile superare il '68".
    Certo Baratta - che fa riferimento ai diari di Gianluigi Rondi, storico direttore del settore cinema e presidente dal '93 al '97 per far capire 'il prima e il dopo della Biennale' sul piano della caratura istituzionale - non aveva idea che a quella realtà sarebbe entrata nel suo dna, sarebbe stata parte della sua storia dalla prima nomina a presidente nel 1998 e, dopo una pausa di cinque anni dal 2002 al 2007, alla recente riconferma da parte del ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini fino al 2019. Il primo appuntamento del nuovo quadriennio è all'insegna della mostra di architettura - "Reporting from the Front" a firma del cileno Alejandro Aravena - ma Baratta - che gioca con la sua immagine di persona che ha "un aplombe presidenziale, ma anche un bicchiere di rivoluzione permanente in mano" - assomiglia a una fucina di idee e progetti che mettono assieme la volontà di rendere sempre più alto nel mondo il livello della Biennale come istituzione culturale, e nel contempo l'essere strumento per aumentare la conoscenza, far aprire gli occhi sul mondo attraverso le diverse realtà delle arti. "Siamo sempre qui a unire gli opposti" dice. La sua lunga presidenza, d'altronde, incarna proprio la 'continuità' che è in continuo dialogo con l'altra caratteristica della Biennale, la continua alternanza dei temi e dei curatori nei diversi settori. "La Biennale - spiega - è da una parte un'istituzione che deve consolidare la propria credibilità, modo di essere e stile; tutti aspetti che per un'istituzione culturale sono fondamentali, e per consolidarli nel mondo occorre tempo e fatica. Dall'altra deve affidarsi alla pluralità delle voci, al desiderio di indagine.
    Deve evitare di formalizzarsi, di diventare Accademia.
    Continuità e alternanza non sono due mezze mele, ma è un albero con i frutti". Unico campo dove torna la parola continuità è quello del cinema. Ben distante dal presidente riconfermato la facile idea che guidare una istituzione culturale sia come "sedersi su una comoda poltrona" per trascorrere qualche anno. La spinta è mettersi in gioco continuamente e Baratta ha la convinzione che non basta che una istituzione rientri nella categoria "cultura" per fare cultura; fare cultura "vuol dire saper assumere rischi" e volgere lo sguardo sempre in avanti. "Penso sempre a ciò che farò - rileva -. Guardo avanti. E' una mia fissa. Sono sempre stato dell'opinione che il domani ci aiuti a dare un significato al presente".
    L'oggi così è fatto di nuovi progetti e di partite da chiudere. Nel primo campo, c'è l'impegno di creare un contatto diretto con il pubblico dei visitatori, un dialogo attraverso incontri tra chi fa arte o architettura e il pubblico. Primo appuntamento, tanti fine settimana durante la mostra d'architettura e il prossimo anno per quella d'arte. "Una Biennale è bella - regala un'immagine il presidente - quando è un edificio multistrato: mostra, padiglioni stranieri, artisti e pubblico. Bisogna continuamente rompere le barriere che continuamente vengono erette. E' un atto di trasparenza, un modo per conoscere e capire il mondo dell'arte, non lasciandolo alla sola voce che oggi sembra imperante, quella del mercato".
    "Espandere gli occhi, l'udito e quindi la mente", dice Baratta, e questo significa anche formare, dare modo ai giovani di avere una esperienza diretta nei gangli vitali di una istituzione culturale. E non solo per gli artisti. Una novità riguarderà le professioni che interessano tutte le istituzioni culturali.
    Parte in questi giorni un progetto che porterà 18 studenti all'anno a fare uno stage all'interno delle varie direzioni e uffici della Biennale 'seguiti' dal personale interno per imparare mestieri e acquisire professionalità. "Sarà impegno vero", spiega Baratta, indicando che tutte le istituzioni dovrebbero seguire questo modello per sviluppare la formazione postscolastica. Poi c'è Biennale College che si rivolge ai giovani artisti. E tra le partite da chiudere prima della fine del mandato? "Quella del Lido per la Mostra del Cinema. Si tratta di portare a compimento l'intervento al palazzo del Casinò per avere una cittadella del cinema degna del livello raggiunto dalla Mostra. Il fatto che molti film presenti a Venezia negli ultimi anni siano stati o siano sul viale dei Golden Globe e degli Oscar, e il fatto che il Leone d'oro a Gianfranco Rosi sia stato confermato dall'Orso d'oro a Berlino, sono la lampante dimostrazione della sua vitalità".
   

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