Manzini, Schiavone trasferito ad Aosta

In volume racconti su vicequestore, anche incubo Mondazzoli

 (ANSA) - ROMA, 16 FEB - ANTONIO MANZINI: 'CINQUE INDAGINI ROMANE PER ROCCO SCHIAVONE' (SELLERIO, pp. 248 - 14,00 euro) E 'SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO' (SELLERIO, pp. 116 - 8,00 euro).
 Potrebbe essere anche un incubo del suo insicuro Rocco Schiavone, il vicequestore creato da Antonio Manzini, quello che lo scrittore attribuisce a Giorgio Volpe, romanziere importante e di successo, in seguito all'aggregarsi delle tre maggiori case editrici del paese, per creare la Sigma, il maggior polo editoriale internazionale mai visto. Naturalmente, pur essendo qui tutto ironicamente grottesco, appare chiaro che questo racconto di Manzini nasce dalle notizie sulla Mondazzoli ed è non meno inquietante dei suoi gialli, pubblicati non a caso con Sellerio, editore orgogliosamente indipendente.


 Consegnato il suo nuovo romanzo al vecchio editore, scoprirà che tutti i suoi punti di riferimento sono stati cambiati, che ora gli editor sono due loschi figuri, Aldo di macerata e Sergej di Mosca, sempre in coppia, per i quali un libro è ''un supporto cartaceo della comunicazione'' e l'autore ha ''un codice prodotto, come la Nutella'' e, per vendere e non spaventare i lettori, 'Guerra e pace' esce con 300 pagine in meno, intitolato solo 'Pace'. La stessa sorte tocca al suo romanzo, tagliato, riscritto, snaturato, come non avesse più un autore. Per Volpe comincia un'odissea articolata e ben narrata, cominciando a cercar di trovare piccole case editrici cui proporsi e non raccontiamo come va a finire il tutto per lasciare un po' di sorpresa al lettore di questo tagliente e malinconico racconto fantascientifico, ma che parte da alcuni principi reali offrendogli paradossali sviluppi (im)prevedibili.


Per consolarsi si leggono allora i racconti su Schiavone ambientati a Roma, appena raccolti in volume. Questa volta Rocco Schiavone l'ha fatta grossa, tanto che hanno deciso di trasferirlo ad Aosta. Una brutta lezione - anzi, di più, un'alternativa alla galera - per il vicequestore che ne ha combinata una di troppo, visto che per lui, da sempre, il confine tra legale e illegale è veramente molto soggettivo. Il protagonista ruvido, schivo e perennemente rabbioso dei gialli di Antonio Manzini - l'uomo che ha amici equivoci e spinelli sempre a portata di mano, che tratta tutti in modo brusco, rendendosi odioso ai più - lascerà a mesi la sua amata Roma, la sua bella casa (troppo lussuosa per un vicequestore) e il commissariato dell'Eur. Ma intanto che aspetta l'arrivo delle carte bollate per il suo esilio forzato, ecco che cinque indagini gli riempiono l'attesa. E il nostro vicequestore - che sotto quella ruvida scorza nasconde una sorprendente umanità e una sofferenza legata al passato - ci mette l'anima per risolvere gli efferati delitti che Manzini narra in questi racconti, con una forza nel linguaggio, nell'ambientazione e nei dialoghi, insinuante e coinvolgente. Ogni storia è un piccolo romanzo, dove suspense, intelligenza e indagine socio psicologica si intrecciano in un tessuto narrativo lucido e asciutto. Mentre il vicequestore Schiavone, da parte sua, ci racconta a chiare lettere il suo male di vivere, rivela inevitabilmente le sue insicurezze.
   

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