Javier Marìas e la Spagna dopo Franco

'Così ha inizio il male' ultimo intenso e ricco romanzo

    (ANSA) - ROMA, 11 GEN - JAVIER MARIAS, ''COSI' HA INIZIO IL MALE'' (EINAUDI, pp. 454 - 21,00 euro - traduzione di Maria Nicola).
    Franco è morto da cinque anni, nel 1980, e la Spagna vive una transizione non facile, cercando di dimenticare, anche se i ricordi riaffiorano spesso, e di guardare avanti. E' sullo sfondo di questa realtà che Javier Marìas costruisce il suo ultimo racconto, ricco, più articolato e romanzesco, di grande finezza, di molti rimandi, impietoso e sorprendentemente anche ironico, con una scrittura molto ricca e densa che trova spessore e forza suggestiva di particolare in particolare, di riflessione in riflessione.
    C'è la Spagna giovane, impersonata da Juan de Vere, ventitreenne appena laureato, di bell'aspetto e di belle speranze, che si ritrova a far da assistente e segretario a un regista cinematografico, Eduardo Muriel, di media età e autore di successi commerciali che gli affiderà un incarico delicato e che esula dai suoi compiti lavorativi: scavare appunto nel pasato per arrivare a scoprire la verità su un vecchio e caro amico fraterno, Van Vechten, che credeva fosse in un modo, e invece pare fosse assai diverso da come appariva. Si tratta di un medico che passava sotto il regime per uno pronto a dare una mano agli antifranchisti e che ora si sussurra si sia macchiato invece all'epoca di spregevoli crimini verso alcune donne, ricattabili in quanto legate a oppositori del regime, di cui forse era informatore. Il fatto però è che ''la verità è una categoria destinata a rimanere in sospeso finché si vive'', come spiega lo stesso Muriel, che appunto la cerca ma lo può fare con un occhio solo, avendone uno menomato e chiuso da una benda nera, o per interposta persona. Allora la verità, sociale e esistenziale, è che tutto resta avvolto da una inevitabile ambiguità, è sfuggente e come immerso in una nebbia, e la morale si adegua perdendo la propria forza e chiarezza.
    Il problema è che il passato comunque vive sempre e non si smette mai di viverlo, come ci avvisa Juan sin dalle prime righe del romanzo, di cui è la voce narrante, grazie al suo vouyerismo, la sua giovanile curiosità, capitato tra personaggi almeno curiosi, se Muriel ama riflettere steso sul pavimento e la notte respinge sempre, freddo e sprezzante, la bella moglie Beatriz Noguera, che scopriremo come impersoni la cecità del desiderio, quando, in camicia da notte, vorrebbe entrare nella sua stanza e far l'amore con lui, che le rinfaccia un qualcosa accaduto anni prima (''Se solo non mi avessi detto niente''), ma che lei definisce ''una bambinata''. Allora, come ci lascia capire il titolo del libro, ''Così ha inizio il male'', verso dell'amato Shakespeare di Marìas che prosegue: ''e il peggio resta indietro'', quel peggio che qui viene perseguito e svelato di pagina in pagina attraverso questa storia di una coppia separata in casa (nella Spagna di quegli anni il divorzio non c'era ancora), di un matrimonio indagato nella propria intimità, tra amore e dolore, finzione, recita e facciata in un paese che proprio di darsi una facciata rispettabile sta cercando di fare.
    Un romanzo comunque di indagine psicologica come nelle corde dell'autore, che insinua dubbi, pone domande e ci porta poi lentamente a scoprire le eventuali risposte come in una fine rappresentazione, che quindi si avvale anche di bei colpi di scena e avvolge il lettore, più che con i fatti, con la scrittura e lo tiene sino all'atteso finale. Una lettura avvincente ma impegnativa, per cui non sveleremo cosa accade di sorprendente e terribile nel Monastero di Nostra Signora di Darmstad, dove Juan, che l'ha seguita di nascosto, vede entrare la seducente Beatriz, né le conseguenze di questa scoperta o la forza del ricordo di questa donna, che perseguiterà il giovane anche quando saranno passati anni e si sarà sposato. (ANSA).
   

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