Carlini, gli italiani e la crisi

Come siamo cambiati, lo racconta una giornalista

(ANSA) - ROMA, 5 GEN - ROBERTA CARLINI, 'COME SIAMO CAMBIATI.
    GLI ITALIANI E LA CRISI' (LATERZA, 172 PP., 13 EURO) Il Pil che sale timidamente, l'export che non va; il lavoro che riparte, i giovani che non riescono a trovarlo: è difficile districarsi in questa marea di dati, non di rado apparentemente contrastanti, per capire se davvero siamo fuori dalla crisi: una parola che ci accompagna da anni, come se fosse impossibile evitarla quando si parla di economia. Certo è che gli anni che ci separano dallo scoppio della famigerata bolla immobiliare, nel 2008, hanno lasciato su di noi e le nostre famiglie segni profondi come cicatrici. Le ripercorre Roberta Carlini, una brava giornalista esperta di economia, lavoro e questioni di genere. Il suo ultimo libro 'Come siamo cambiati' non è propriamente un saggio, ma piuttosto un racconto della società figlia della crisi - più che della crisi in sé - condotto con il piglio e i metodi dell'inchiesta giornalistica, e cioè raccogliendo informazioni, intervistando persone, incrociando con intelligenza gli indicatori statistici. Durante quella che la Carlini chiama Grande Recessione - il periodo nero che va dal 2007-2008 al 2014 - abbiamo assistito in tutta Europa a trasformazioni lente ma inesorabili, molte delle quali forse irreversibili: l'incremento della disoccupazione e la riduzione dei consumi, naturalmente, ma anche l'aumento delle disuguaglianze e il calo delle nascite, non come conseguenza di una libera scelta delle future madri, bensì di uno stato di necessità.
    In Italia, meno attrezzata di altri Paesi dal punto di vista del welfare, certe tendenze risultano nettamente accentuate, nonostante la narrazione fuorviante che spesso ne fanno i media.
    Per dire: mentre in tv spopolano i programmi dedicati a vestiti da sposa e torte nuziali ("sembrerebbe che non facciamo altro che sposarci", nota Roberta Carlini), nel 2013 in Italia i matrimoni sono scesi al di sotto di quota 200 mila: la metà di quelli celebrati negli anni Settanta, quando la struttura famigliare e sociale era radicalmente diversa, certo; ma anche 50 mila in meno delle unioni registrate negli anni a ridosso della crisi. E a fronte di 25 mila food blog e 135 testate esclusivamente dedicate al cibo, nel 2014 sei milioni di italiani non potevano permettersi di comprare carne in maniera continuativa. Poi ci sono quei fenomeni che sono praticamente specifici solo dell'Italia, - ad esempio il crollo degli accessi all'università - e altri che ci avvicinano finalmente alla media dei Paesi europei, come la riduzione del gap occupazionale tra uomini e donne (anche se queste ultime, durante la crisi, si sono adattate a svolgere mansioni poco qualificate o sottopagate).
    'Come siamo cambiati' è un libro che non prospetta soluzioni immediate ai problemi che individua, ma nemmeno indugia nel pessimismo: "Lo stesso uso della parola "cicatrice", che largamente si fa per parlare delle conseguenze dei periodi di crisi economica, già rinvia a una riparazione, a un qualcosa che si chiude per permettere all'organismo di vivere. È segno di una ferita non dimenticabile, ma può anche indicare un cambiamento; può essere indice di resilienza, di capacità di reagire e di rispondere". Quello che conta è capire che dal carrello della spesa al tempo libero, dai modelli famigliari alle prospettive di impiego, forse nulla tornerà come prima. E toccherà rimboccarsi le maniche per (ri)costruire l'Italia che verrà. (ANSA).
   

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