Torna l'Alligatore di Carlotto

Rapine nel Nordest in 'Tutto l'oro del mondo'

(ANSA) - ROMA, 3 GEN - MASSIMO CARLOTTO, 'PER TUTTO L'ORO DEL MONDO' (E/O, pp. 190 - 15,00 euro) Massimo Carlotto torna a raccontare di quel Nordest di cui ha svelato i lati più neri e inquietanti con una nuova storia che vede protagonista il suo Alligatore, Marco Buratti, con l'aiuto dell'amico Max la Memoria, ai quali protegge le spalle Beniamino Rossini. All'inizio di tutto una rapina in casa Oddo, una villa, di cui la polizia non era mai riuscita a venire a capo, finita drammaticamente con un duplice feroce omicidio, segno del "disprezzo per la vita umana di questa nuova criminalità globalizzata che metteva i brividi e, del resto, rispecchiava le logiche che dominano il mondo". Una delle due vittime, brutalmente violentata, è la povera Luigina, governante della famiglia Oddo e sarà il figlio di questa, un dodicenne, a chiedere all'Alligatore di indagare e scoprire i colpevoli, mettendogli in mano un anticipo di 20 centesimi. Ed è questa la grande trovata di Carlotto, che sempre più gioca la narrazione sul trio dei suoi amati personaggi, che sanno operare anche fuori o ai limiti della legalità, ma sempre mossi da una propria sana morale di fondo che condanna ogni raggiro, truffa, violenza alla povera gente comune. Questo coscienti che "raramente la scoperta della verità avveniva senza uso della violenza", come annota a un certo punto il sempre troppo grasso Max, aggiungendo: "Noi lo sapevamo bene. Ci eravamo adeguati senza il minimo problema morale perché in tutta la storia della malavita non c'erano mai state ambiguità. E anche in questa vicenda, affrontata con logiche criminali da tutte le persone coinvolte, non c'era spazio per dubbi o ipocrisie". Comunque, per i tre, sempre con dei limiti, sempre come ultima risorsa, mai ricorrendo a torture o abusi sessuali, visto che Marco e Max confessavano di odiare la violenza e di considerare una fortuna che in loro aiuto arrivasse sempre al momento buono l'implacabile Beniamino. E Carlotto, forte di questi personaggi, ce li presenta sempre più complici, uniti e con abitudini da vecchi conviventi che bisticciano, si conoscono e accettano, si rilanciano accuse, ma non possono fare a meno uno dell'altro, tanto che Rossini, tirato in mezzo ai loro battibecchi, sbotterà una sera: "Avete tanti problemi di equilibrio che sembrate due funamboli... Io almeno tiro a campare senza rompere i coglioni al prossimo, mentre voi siete diventati due lagne insopportabili".
    L'Alligatore gira con la sua vecchia Skoda Felicia, beve Calvados e sopravvive grazie al blues, che in una di quelle notazioni storiche che piacciono a Carlotto, si racconta come fosse stato inventato anche dagli emigranti italiani che si erano trovati al momento giusto nel posto giusto. E allora ecco anche qualche debolezza, come la fascinazione subita da una cantante jazz del Pico's, Cora, al secolo Marilena Dal Corso, con tanto di ingombrante marito.
    Poi ci sono i richiami alla cronaca, dalle allusioni al lavoro nero, a come funzionano le piccole imprese, alle esternazioni di politici o persone comuni che "esprimevano senza filtri la pancia del Veneto" fomentando paura, esasperazione, odio, sino alla decisione del sindaco di Venezia di proibire certe letture nelle scuole perché non rispecchiano i canoni della famiglia tradizionale. In questo modo la vicenda che coinvolge malavita, ex mercenari e un giro di orafi legati a rapine e ricettazione, le indagini ora subdole, ora intimidatorie, ora anche violente, sul delitto della povera Luigina in casa Oddo e dello stesso Oddo, con gli scarti, i colpi di scena, i cambi di prospettiva che fanno di questo romanzo una lettura avvincente, acquistano una dimensione di verità, si inseriscono naturalmente nella realtà di questo paese e dei nostri giorni, che spesso facciamo finta di non sapere o non vedere, pur essendo contigue alla nostra quotidianità.
    (ANSA).
   

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