De Pascalis, Bisanzio e la sua caduta

In 'Notturno Bizantino' il difficile rapporto Oriente-Occidente


    (ANSA) - ROMA, 16 DIC - LUIGI DE PASCALIS, 'NOTTURNO BIZANTINO' (LA LEPRE EDIZIONI, PP 382, EURO 20.00). Inasprito oggi dalla ferocia dei gruppi integralisti, il rapporto tra Oriente e Occidente "è stato da sempre conflittuale" ma ha portato anche a dei "miscugli e sovrapposizioni". Luigi De Pascalis lo mostra bene nel suo nuovo romanzo, 'Notturno Bizantino', in odore di candidatura al Premio Strega 2016, che ha dedicato alla caduta di Costantinopoli.
    Un uomo racconta a un altro la sua vita, dall'infanzia a Mistra, capitale della Morea, alla sua gioventù e maturità nella Costantinopoli degli ultimi imperatori e parlando di sè ripercorre la lunga fine di un impero che ha molte analogie con la situazione attuale. "La Storia non si ripete mai in modo identico ma il motivo di fondo è spesso simile" dice all'ANSA De Pascalis che ha disegnato anche l'immagine di copertina a partire da un foto di Alexandre F.de Fagundes, del monastero della Pantanassa, a Mistra, proposta nella quarta di copertina.
    Come due immagini, fronte e retro, tra passato e futuro.
    "Ho immaginato in notturno, di fronte al mare, l'architettura di Mistra, capitale di una provincia dell'Impero Bizantino nel Peloponneso, che nella foto è arrampicata su un costone, facendola diventare Bisanzio con in primo piano un Paleologo" spiega lo scrittore e pittore, autore di libri come 'La morte si muove nel buio' e del graphic novel 'Pinocchio, vincitore nel 2012 del Premio 'Pinocchio di Carlo Lorenzini'.
    Il 29 maggio del 1453 Costantinopoli cadde per mano dell'ambizioso sultano Mehmet "perchè l'Europa era divisa su tutto, meno che sul mantenimento dei rapporti commerciali col Turco", e perchè "il papato subordinava l'invio di aiuti all'accettazione da parte dei bizantini dell'unione fra la Chiesa latina e quella greca" spiega l'autore. Una società si sovrapponeva ad un altra e questo preciso momento è quello che De Pascalis racconta trovando delle similitudini con il presente. "E' un'epoca di sovrapposizioni la nostra. C'è qualcosa che sta finendo e qualcosa che sta cominciando. Siamo davanti ad un forte cambiamento e siamo di fronte ad un enorme flusso migratorio che richiama scenari antichi. I romani risposero con grande accoglienza alle prime invasioni barbariche ma alla fine furono travolti" ricorda De Pascalis. In 'Notturno bizantino', basato su un ampio lavoro di ricerca e documentazione, lo scrittore rende i pensieri e i concetti con un linguaggio coerente con l'epoca. "Ci sono voluti tre anni di ricerche" dice per raccontare la caduta di Bisanzio che non è dovuta solo al difficile rapporto tra due culture e tra gli Stati europei ma a quel doppio gioco che un pò si ritrova anche oggi: "da una parte c'è chi traffica in armi e petrolio e dall'altra chi ha bisogno di affermarsi a livello internazionale. Fatalmente queste due civiltà si dovranno in parte sovrapporre e in parte scontrare" racconta lo scrittore.
    De Pascalis fa notare anche che "tante cose che si trovano oggi nella tradizione islamica lo erano, in passato, nel nostro meridione come le donne vestite di nero con il fazzoletto in testa che camminavano dietro agli uomini. E anche la cucina meridionale ha preso qualcosa da quella bizantina. Le sovrapposizioni e anche i miscugli ci sono stati. E' un problema di numeri, non di guerra".
    Nella lunga fine di questo impero c'è anche la curiosa storia di un cannone: "un ungherese costruttore di campane e di cannoni - racconta lo scrittore - andò alla corte bizantina proponendo, senza buoni esiti, di costruire un cannone lungo 10 metri in grado di sparare palle di oltre un quintale. L'esito non fu positivo così andò dal sultano che glielo fece costruire e le antiche mura di Costantinopoli vennero sbriciolate. Oggi si utilizzano la rete e i mezzi di comunicazione occidentali per colpirci. La guerra è però più complicata". Molte anche le differenze tra le due culture, a partire, sottolinea De Pascalis, "dal significato dato alla morte della quale noi abbiamo poca consapevolezza". (ANSA).
   

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