Gli anni Settanta secondo Clara Sereni

Diario senza reticenze, riesame dell'impegno di una generazione

CLARA SERENI, ''VIA RIPETTA 155'' (GIUNTI, pp. 200 - 14,00 euro)

Clara Sereni, quando si mette a scrivere, alza il tiro, punta in alto e, anche se parla di sè, non si sposta e colpisce con la forza della sua ironia, asciutta, precisa. Qui, ''La causa prima fu che sono snob'' è addirittura l'incipit, come a voler mettere subito le cose in chiaro e, anche se poi la storia appare diversa, quell'affermazione non va dimenticata, perché l'atteggiamento, l'atteggiarsi, il conformarsi furono anche dei giovani di quegli anni ribelli, forti di un boom economico alle spalle che dava molta libertà. Il libro infatti è la cronaca personale, ma molto meno di quel che appare e in realtà è, di dieci anni significativi che, dal 1968 al 1977, intitolano i capitoli. Molto meno di quel che appare e in realtà è, nonostante fatti e personaggi siano conosciuti e molti di pubblica notorietà, perchè la scrittura, che di un romanzo è sempre l'anima e il senso, è equilibratissima, calibrata al millimetro, affinchè non debordi da nessuna parte, così che ogni racconto e riflessione personale diventi subito esemplare tanto è asciutta, naturalmente significativa, mai nostalgica o sentimentale.

    Per questo un libro di memorie di chi scrive in prima persona riesce a diventare memoria, ovvero testimonianza e può aiutare quanto di reale e quanto di velleitario, anche se sempre sincero, ci fosse nei figli del benessere, anche se poi si rendevano indipendenti e tiravano un po' la cinghia, di quella borghesia impegnata di sinistra, comunista e intellettuale che avrebbe dovuto cominciare allora a mettersi in discussione, per evitare a un paese di scivolare pian piano alla deriva. Tutto questo, naturalmente, in una cronaca quotidiana di allora, c'è e non c'è: il fatto è che queste riflessioni e pensieri ha comunque il potere li suscitarli e provocarli.

    Tra serate al Flokstudio e impegno al Festival di Pesaro, tra il caso Calabresi e desiderio di creazione artistica, che avrbbe poi connotato la vita di molti di coloro che compaiono in queste pagine della Sereni, pagine in cui c'è tutta la vitalità della giovinezza, la forza del sentirsi liberi, innanzitutto dalle famiglie, poi dalle convenzioni, del pensare di essere attivi nella parte positiva e in crescita di un paese democristiano che si voleva cambiare, quindi impegnati politicamente e ideologicamente. Tra successi e momenti d'esaltazione (basti pensare alla battaglia per il divorzio), tra lotte e scese in piazza che lasciarono i propri morti sulla strada, tra libertà sessuale che diventava promiscuità, tra volantini tirati al ciclostile e i giornali legati ai movimenti di sinistra extraparlamentare, sono dieci anni che finirono per diventare una fatica, un'abitudine, quasi una noia, come invece di costruire si fosse disfatto qualcosa, il che anche era (e si ricordi per esempio ''Porci con le ali'').

    ''I miei invitati hanno, tutti, quella stessa aria annoita che con ogni probabilità ho anch'io, e credo sia ssolutamente impossibile trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che possa smuoverci'' si legge all'inizio di ''Sigma Epsilon'', libro d'esordio nel 1974 di Clara Sereni con qualche segno degli sperimentalismi esteriori del tempo, di cui si parla abbondantemente in questo ''Via Ripetta 155'', che è un po' come chiudesse il cerchio con quegli anni, che virano alla fine verso il personale, il cambiare vita, costruirsi un futuro, una famiglia. Ed è anche un po' restituire il fuori, al dentro di un altro libro della Sereni, ''Casalinghitudine'', chiudere un altro cerchio tra il pubblico e il privato, quello dei grandi nomi alle spalle, a cominciare dal padre dell'autrice, figura di primo piano del Pci, per arrivare ai molti altri che qui compaiono, tutte persone vere, reali.

La Sereni è in questo, come dicevamo all'inizio, coraggiosa, sembra non taccia nulla, e la verità letteraria (e ideologica e politica) del libro si riverbera anche da questo, da un mettersi a nudo, per far capire quali fossero anche i vestiti del re, specie nel momento in cui ''l'aria, alle manifestazioni, era sempre più irrespirabile per i lacrimogeni, e per i dubbi. Gli autonomi prendevano la testa del corteo e lo facevano coprendosi la faccia, con un connotato di violenza sino ad allora sconosciuto. Cadono così, tradite dall'arrivo degli anni di piombo e il sorgere del terrorismo, anche le speranze di una generazione e che aveva passato la giovinezza impegnandosi quotidianamente, discutendo, pensando di cambiare le cose, ma anche non volendo capire sino in fondo, difendendo i propri sogni, ''tenendo accuratamente a distanza ogni e qualsiasi presagio di futuro''.

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