Caterina Bueno, 'raccattacanzoni' e artista

Docu premiato a Festival dei Popoli, in sala dal 13 febbraio

 "Poi arrivò il mattino. E col mattino un angelo. E quell'angelo eri tu". Inizia così 'Caterina' il brano che Francesco De Gregori ha dedicato a Caterina Bueno, una delle maggiori interpreti e ricercatrici di canto popolare in Italia, scomparsa a 64 anni, nel 2007, per la quale il cantautore appena ventenne, nel 1971 aveva fatto da chitarrista, accompagnandola in una tournée. E' solo uno degli incontri artistici che viene ricordato in 'Caterina', il documentario/ritratto della musicista toscana, firmato da Francesco Corsi che dopo aver vinto due premi al Festival dei Popoli, arriva in sala per un tour in varie città con Kine' che partirà da Roma All'Apollo 11 giovedì 13 febbraio.
    Il film non fiction riflette la complessità e la ricchezza della personalità umana e artistica di Caterina Bueno, proponendo un percorso non cronologico, ma più basato sulla musica e le suggestioni. E' arricchito da straordinario materiale d'archivio, insieme a riflessioni, foto, brani, registrazioni totalmente inediti, provenienti dagli archivi dell'artista. Mirate le testimonianze di amici, e collaboratori, da Giovanna Marini, ai musicisti che hanno lavorato con lei. E' un'immersione nella vita di una protagonista della canzone popolare sin dagli anni '60 che nel 1967 era già stata al centro di un altro documentario on the road, realizzato per la Rai, Caterina Raccattacanzoni di Luciano Michetti Ricci e Francesco Bolzoni, di cui Corsi ha ritrovato le immagini date a lungo per perse. Intensi occhi chiari, carattere forte, generosa e fiera: Caterina Bueno ha speso anni a ricercare nelle campagne, di casa in casa, le canzoni popolari tramandate oralmente di generazione in generazione, per poi portarle a un pubblico, anche internazionale "non solo nella forma originale, ma anche nel modo in cui si sono trasformate nel tempo, trasmettendone le tensioni attraverso l'interpretazione" spiegava la musicista in un'intervista con Ruggero Orlando da New York a inizio anni 60. Nel suo immenso repertorio, ci sono canzoni ritrovate come, Cade l'uliva, Tutti mi dicon Maremma, Il lamento del contadino, Mamma mamma, mi sento un gran male, Maggio di roselle, Le maledizioni. La sua voce inizialmente più squillante poi più scura (anche a causa di traversie personali) ma sempre potente e da riscoprire, segna il suo lavoro, condiviso in alcuni tratti con paladine della canzone popolare altrettanto appassionate come Giovanna Marini. E' lei nel film a ricordare anche esperienze non facili come un concerto negli anni '60 trasformatosi in un confronto con il pubblico, che contestava si cantassero canzoni delle lotte del lavoratori. Certo, Caterina Bueno non ha mai amato i compromessi e ha portato avanti il suo percorso sempre più in solitudine, soprattutto dagli anni '80, quando nei media si era perso interesse per quel tipo di ricerca: "Non esiste un movimento folk in Italia ma una moda - spiegava in un'intervista - che lo rende in buona parte una falsificazione". Per lei "ogni regione fa un percorso diverso e la canzone popolare è il termometro di queste differenze". In un'intervista del 1997, Dario Fo, la definisce "non solo vocalmente impressionante ma anche una grande ricercatrice che conosce il valore politico e culturale dei canti". Corsi che era è partito dal ricordo delle musicassette con i canti popolari in casa sua da bambino, ha pensato "di raccontare Caterina - spiega - nell'ambito di un mio interesse per il tema della memoria personale e collettiva, e su come sia possibile salvarla senza scendere nella nostalgia". Il regista ha voluto "rendere giustizia a Caterina per la sua passione e il suo lavoro". (ANSA).
   

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