Il disagio contemporaneo ha un nome, Nancy

Andrea Riseborough protagonista ottimo esordio Christina Choe

Una delle migliori attrici della sua generazione, la britannica Andrea Riseborough, classe 1981, poliedrica, intensa, sorprendente, ha già regalato una serie di performance potenti tra teatro, cinema e tv è la protagonista in sala, dal 12 dicembre con Mariposa Cinematografica, di Nancy, premiato al Sundance 2018 per la migliore sceneggiatura. E' il coinvolgente debutto alla regia di Christina Chloe, che ha nel cast anche Steve Buscemi, J. Smith-Cameron, Ann Dowd e John Leguizamo. Tra viaggio introspettivo e thriller intimo, Il film, che ha un team completamente al femminile di produttrici (tra le quali figura anche Andrea Riseborough), tecnici di produzione e finanziatrici. è costruito sulla capacità dell'attrice britannica di rendere enigmatica e a suo modo affascinante, la personalità della protagonista. La 35enne Nancy si è rinchiusa in un limbo, vivendo con una madre autoritaria e malata (Dowd) e non riuscendo a realizzare le proprie aspirazioni di scrittrice.
    La sua creatività la sfoga da bugiarda patologica tendente alla mitomania. propina, anche online, storie di avventure e battaglie personali inventate, spacciandole per reali (da un viaggio in Nord Corea al fingersi incinta). La verità rischia però di entrare in maniera prepotente nella sua vita, quando la donna, dopo aver visto un programma televisivo dedicato al caso, si convince, per una vaga somiglianza, di poter essere la figlia, scomparsa misteriosamente 30 anni prima, di Leo e Ellen Lynch (J. Smith-Cameron e Steve Buscemi) coppia che non si è mai ripresa dal trauma. Nancy chiama Ellen e riceve un invito a fare visita a quelli che potrebbero essere i suoi genitori. Inizia così un percorso reciproco di conoscenza, fra dubbi, diffidenze, domande e ricordi, cercando di arrivare alla verità. "In Nancy, nel bene e nel male c'è molta umanità ed è l'elemento che mi ha convinto a interpretarla - ha spiegato l'attrice a Motionpicture.org - Nei film le donne in genere vengono ipersessualizzate o presentate desessualizzate. Si rappresentano sempre gli stessi 3 o 4 tipi femminili. E' una visione molto limitata di come possano essere le donne ed è molto dannosa soprattutto per le ragazze. Hanno bisogno di vedere donne che vivano serenamente la propria sessualità, e donne con dei difetti o che commettono errori. Non cresciamo e non impariamo senza averne fatti" (ANSA).
   

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